Il progresso
è patrimonio da condividere
1° gennaio 2026
Il progresso è patrimonio da condividere
In un contesto di larga automazione industriale, quando il lavoro manuale sarà sostituito da robots, il lavoro dei tecnici sarà soprattutto di controllo e di manutenzione. E’ uno scenario tecnologico e culturale del quale la nostra Fondazione è particolarmente interessata a studiarne le caratteristiche.
Oggi il controllo politico e sociale è ancora globalmente incerto.
Le governances statali nei vari Paesi del mondo appaiono molto disomogenee tra loro e spesso disorganizzate per gestire i bisogni dei cittadini, gli affari, gli assets e l’ambiente. Gli imprenditori industriali delle multinazionali sembrano più efficienti, adulano i politici, evitano i sindacati, usano lobbies disinvolte per ottenere potere. Mentre i politici hanno a cuore i risultati a breve termine, il mondo industriale, che è più attento al futuro, ne approfitta con grandi progetti di gestione privata.
I settori economici privati sono i più vivaci e anche i più spregiudicati: vedi meccatronica, finanza, sanità e comunicazione (digitale). Anche senza citare nomi, sono noti gli oligarchi della tecnologia che combinano meccanica e automazione, investimenti speculativi, prodotti medicali di massa, piattaforme informatiche e ludiche. Due nazioni tengono la supremazia: Stati Uniti e Cina. Di fatto tutti i mercati gravitano attorno, lasciando a iniziative indipendenti uno spazio pluralistico molto frantumato.
In più, nel sistema globalizzato, le frontiere nazionali contano poco; creatività, procedure di commercio internazionale, dazi e fiscalità sono gestiti in modo opportunistico con poca sorveglianza normativa.
Manca la certezza del diritto comune e del diritto internazionale. C’è chi dice che l’ordine politico mondiale sta degradando e che stanno primeggiando i più forti, indifferenti alla democrazia. Addirittura il nuovo sistema ha connotati neo-imperialisti e neo-coloniali.
Questi ‘motori forti’ forse non sono buona garanzia di sviluppo sostenibile per tutti perché privilegiano una casta industriale lasciando ai cittadini un ruolo di consumatori, senza condividere un patrimonio comune di risorse, diritti e cultura.
Così, come nelle guerre i soldati e le popolazioni sono carne da cannone, anche in questa nuova organizzazione sociale le persone potrebbero diventare solo come le pedine degli scacchi.
Ci auguriamo che questo non avvenga, che le iniziative culturali e imprenditoriali non lascino lo sviluppo del progresso a governances sprovvedute (se non corrotte) e a tecnocrati che si credono illuminati. Sarebbe un aumento delle disuguaglianze sociali e un arretramento della civiltà.
Auguri per questo nuovo anno.
Paolo Lutteri
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