
Previsioni economiche di metà anno per il 2026
Pub: JP Morgan Commercial Banking
Aut: Ginger Chambless
Per il resto del 2026, le previsioni di JPMorgan di crescita economica stabile – con una crescita del PIL compresa tra l’1,5% e il 2,0% – si basano su tre presupposti chiave: la spesa dei consumatori rimane solida, gli investimenti in intelligenza artificiale restano consistenti e il conflitto in Medio Oriente si avvia verso una soluzione.
Punti chiave:
- Si prevede una crescita del PIL statunitense tra l’1,5% e il 2,0% per il 2026, ipotizzando una spesa dei consumatori resiliente, robusti investimenti in intelligenza artificiale e il contenimento delle tensioni in Medio Oriente.
- Le previsioni sull’inflazione PCE di base sono salite al 3,4% a fine anno, rispetto al 2,9% precedente, a causa di uno shock dell’offerta di petrolio e gas, fertilizzanti ed elio legati allo Stretto di Hormuz.
- Si prevede che l’intelligenza artificiale continuerà a plasmare e guidare ampie porzioni dei mercati e dell’economia.
I dati economici statunitensi, nel complesso, indicano una direzione positiva: le indagini sulle imprese segnalano espansione, una solida crescita degli utili aziendali e una ripresa dell’attività occupazionale negli ultimi mesi.
Perché le prospettive di inflazione sono aumentate
Un’eccezione a questi trend positivi è rappresentata dall’inflazione, che è aumentata partendo da livelli già piuttosto elevati. La nostra previsione per l’indice PCE core a fine anno è ora del 3,4%, in aumento rispetto al 2,9% di inizio anno. Questo incremento è dovuto allo shock dell’offerta globale di diverse materie prime chiave: petrolio e gas, fertilizzanti ed elio, a seguito del conflitto in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz per oltre 15 settimane.
I rischi geopolitici restano al centro dell’attenzione.
Si nutre un cauto ottimismo sul fatto che i rischi geopolitici si stiano attenuando dopo che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un memorandum d’intesa (MOU) in 14 punti a metà giugno. Il memorandum prevede:
- Cessazione immediata delle operazioni militari su tutti i fronti.
- Esportazioni di petrolio iraniano senza sanzioni nel breve termine
- Un impegno di 60 giorni per agevolare il transito commerciale sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.
L’accordo funge da ponte verso ulteriori colloqui, con il quadro nucleare e questioni strategiche più ampie da risolvere nei prossimi negoziati. Sebbene la riapertura dello stretto riduca il rischio al ribasso per le prospettive di crescita, è importante considerare che potrebbero essere necessarie settimane o mesi prima che i flussi globali di materie prime tornino alla normalità
Ginger Chambless, Responsabile delle analisi di mercato, JP Morgan Commercial Banking
L’articolo completo, pubblicato originalmente il 9 luglio 2026, è disponibile: https://www.jpmorgan.com/insights/markets-and-economy/economy/economic-trends
