Reporters e scrivani

In Media News by Paolo Lutteri

Pub: Media Duemila - Le Postille

Aut: Paolo Lutteri

Questa lunga postilla parla di giornalisti, definizione nella quale si autocertificano impunemente anche quelli fuori albo che sono solo liberi cittadini che scrivono. Comunque i giornalisti (stampa, radio, tv o web vari) perlopiù lavorano come subordinati. I lavoratori dipendenti, nel settore editoriale e in generale nel campo della comunicazione, compreso quello della pubblicità, hanno indicazioni padronali da rispettare.
Ci sarebbe anche l’etica professionale. I lettori di questo sito sanno già la situazione delle regole, la riepilogo succintamente. L’articolo 21 della Costituzione è un caposaldo. Poi c’è un Albo professionale dei giornalisti, con un Codice Deontologico che dovrebbe essere rispettato. Chi fa pubbliche relazioni ha il codice Ferpi. I pubblicitari hanno un Codice di Autodisciplina e il Codice di Consumo dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Le Autorità non sono sempre implacabili essendo nomine governative (e i governi sono di parte). Comunque tutti hanno il dovere di garantire informazioni veritiere, riconoscibili, non discriminanti ecc. ; ovviamente non basta appartenere ad un Albo per essere onesto e capace.
Per le Aziende, che magari hanno a libro paga giornalisti (!), ci sono norme su correttezza e trasparenza. Insider trading e lobbisti non mancano. Gli Uffici stampa delle Istituzioni e delle Aziende sono specializzati per sottolineare certi particolari ed evitarne altri scabrosi. I conflitti di interesse sono correnti per le comunicazioni di supporto a brand economici o di consumo politico.
In Italia, i Social Media sono considerati piattaforme tecnologiche, non sono assimilati a testate editoriali dal punto di vista giuridico e normativo, non esercitano controllo editoriale preventivo sui contenuti pubblicati dagli utenti, anche se la distinzione si sta assottigliando per responsabilità dei contenuti e regole di condotta. Per gli influencers l’Agcom ha stabilito che, con oltre 500.000 followers e un alto tasso di engagement, siano soggetti a regole molto simili a quelle degli editori tradizionali e rispettino anche le regole per la pubblicità. Il gestore della pagina può essere ritenuto responsabile, esercitando una funzione editoriale di controllo. Non affronto qui l’argomento dei fact-checking e l’uso di AI.
I giornalisti delle parti politiche sono i più sdolcinati, apostoli di una ratio partigiana per definizione, dove l’opinione influenza l’interpretazione dei fatti. Nel Parlamento italiano siedono 38 giornalisti, che non sono certo superpartes.
Nel mondo i conflitti di professionalità ci sono dappertutto. Dovunque ci sono spie e spiati, celebrati e vessati, pressati da politici o da criminali, sorvegliati digitali, indagati e incarcerati. Alla fine del 2025 la stima è di circa 500 giornalisti detenuti e più di 60 uccisi nell’anno in zone di guerra o da reti criminali. Le repressioni più gravi sono denunciate in Palestina, Cina, Russia e vari Paesi dispotici in Asia, Africa, America, dove anche la disinformazione è usata come strumento geopolitico. Secondo l’Onu e altre organizzazioni la libertà di stampa è in pericolo in tutte le regioni del mondo e le inchieste investigative sono mortificate. In guerra i giornalisti sono embedded, ovvero guidati.
Negli Usa oggi il clima per gli editori e per i giornalisti è delicato: i primi hanno sostenuto le elezioni di Trump, i secondi non mancano di segnalare le criticità del presidente e subiscono pressioni autoritarie oltre a insulti e sgarbi. Adesso anche licenziamenti. Chi resiste evita scontri per non perdere privilegi.
Di fatto la crisi sta sia nel declino della libertà di stampa che nella fragilità economica dei media. Anche negli Usa fanno più clamore i social ‘amatoriali’ che i ‘veterani’ dell’informazione non allineati e gli indipendenti. Cresce la delegittimazione dei media critici e la retorica aggressiva verso chi non è favorevole al governo. Il ruolo di controllo democratico dei giornalisti è oggi più difficile da esercitare. Che il mondo dell’informazione sia complesso e confuso e che la democrazia sia vulnerabile, lo sapevamo. Ma il popolo dipende da una stampa libera.
https://www.media2000.it/reporters-e-scrivani/

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