Progetti europei e sfide energetiche nucleari

In Uncategorized, Zoom by Paolo Lutteri

Aut: Cinzia Boschiero

L’energia nucleare ha un ruolo strategico nelle politiche europee per la decarbonizzazione e l’indipendenza energetica. L’articolo che presentiamo descrive gli investimenti dell’UE nella fusione e nella fissione nucleare, i principali progetti di ricerca e sviluppo, il contributo dell’Italia e le prospettive offerte dai reattori innovativi e modulari. Il testo di Cinzia Boschiero è molto denso e ricco di dettagli tecnici, e introduce il rilancio del nucleare europeo come strumento per la transizione energetica, con particolare attenzione alla fusione, agli SMR e al ruolo dell’industria italiana.

“Sprigionare l’atomo non ha creato un nuovo problema. Ha semplicemente reso più urgente la necessità di risolverne uno esistente”, aveva detto Albert Einstein. Ed attualmente sono anni che i progetti europei sull’energia atomica controllata si dividono nettamente in due macro-aree strategiche, coordinate e finanziate principalmente tramite il programma Euratom integrato nel pilastro del programma di ricerca e sviluppo tecnologico denominato Horizon Europe.
Le due macroaree sono la fusione nucleare (l’energia del futuro) e la fissione nucleare, la sicurezza e la radioprotezione (la gestione del presente).
Per il biennio 2026-2027, l’Unione Europea ha stanziato circa 600 milioni di euro per supportare l’indipendenza energetica e la decarbonizzazione attraverso queste tecnologie. ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) è un progetto faro dell’Unione Europea. In fase di costruzione a Cadarache (Francia), c’è il più grande reattore a confinamento magnetico (Tokamak) al mondo. L’Unione Europea ne finanzia quasi la metà dei costi tramite l’agenzia europea Fusion for Energy (F4E) con sede a Barcellona.
EUROfusion è poi il consorzio europeo che riunisce 29 partner scientifici da 26 Stati membri (oltre a Regno Unito, Svizzera e Ucraina) per attuare la Roadmap continentale verso la fusione commerciale entro il 2050. DEMO è l’evoluzione industriale programmata da EUROfusion. Si tratta della prima centrale a fusione dimostrativa post-ITER che immetterà effettivamente energia elettrica nella rete commerciale. DTT (Divertor Tokamak Test) e W-HYDRA sono progetti d’eccellenza situati in Italia, rispettivamente a Frascati e sul Brasimone, finanziati e integrati nella rete EUROfusion per testare i materiali interni e i sistemi di contenimento termico (breeding blanket) indispensabili per i futuri reattori.
I piani aggiornati nazionali per energia e clima (PNEC) dimostrano che si sta valutando l’energia nucleare come una componente importante delle strategie di decarbonizzazione e di competitività industriale in Unione europea.
Già il 4 dicembre 2025 il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) aveva formulato un parere in tal senso in cui aveva evidenziato il ruolo cruciale dell’energia nucleare per una autonomia strategica dell’Unione europea dal punto di vista energetico e tecnologico. Si ipotizza una capacità netta di produzione di energia elettrica da reattori nucleari su larga scala pari a 109GWe nel 2050 se i progetti dei nuovi reattori già pianificati saranno realizzati nei tempi previsti. Si prevede l’estensione di vita delle centrali già attive a 70 anni e si considera l’eventuale riattivazione delle centrali arrestate che potrebbero aggiungere ulteriore capacità. Sono previsti investimenti di circa 241 miliardi di euro di cui 205 miliardi per la costruzione di nuovi reattori su larga scala e 36 miliardi per l’estensione di vita dei reattori esistenti.
L’estrazione dell’uranio nell’Unione europea è diminuita notevolmente negli ultimi decenni, il che ha portato ad una forte dipendenza da cinque Stati. Inoltre il mercato globale dell’uranio è in difficoltà a causa dell’aggressione russa in Ucraina, a causa del colpo di stato in Niger e a problemi di produzione e di trasporto, con un conseguente rialzo dei prezzi.
Da qui al 2050 inoltre occorrerà assumere 250mila nuovi professionisti del settore per la costruzione, per la manutenzione e per la riattivazione degli impianti in un’Unione europea a crescita zero e con fuga di cervelli in aumento. Ecco il perché del progetto SKILLS4NUCLEAR avviato nel 2025 con fondi Euratom (1,5 milioni di euro) per istituire un forum europeo per la forza lavoro e le competenze nel settore del nucleare e aggiornare i programmi di formazione. L’Unione europea deve inoltre consolidare accordi con partners affidabili come Canada e Kazakistan.
Importante è il ruolo di Fusion for Energy (ufficialmente Impresa comune europea per il progetto ITER e lo sviluppo dell’energia da fusione, o F4E) che è un’agenzia dell’Unione Europea fondata tramite Euratom nel marzo 2007, con sede a Barcellona, in Spagna. Il contributo dell’Euratom a F4E per il periodo 2021–2027 è fissato a 5.614 milioni di euro. La ricerca europea sull’energia di fusione si svolge da oltre 40 anni. Il progetto Toroide europeo comune, istituito nel 1978, ha contribuito per vari anni alla ricerca avanzata nel settore dell’energia da fusione.
Dalla metà degli anni ottanta, lo sviluppo del progetto ITER ha rappresentato una nuova tappa nel settore della fusione, e ha visto un numero sempre maggiore di partner internazionali aderire al progetto nel corso del tempo. Le attività relative alla progettazione concettuale sono state avviate nel 1988 e il progetto finale per l’impianto ITER è stato approvato nel 2001. In più l’Alleanza Industriale Europea sugli SMR, lanciata dalla Commissione Europea nel 2024, mira ad accelerare la diffusione dei Small Modular Reactors (SMR) e dei reattori modulari avanzati (AMR) entro il 2030-2035.
Approvato a livello europeo, il nuovo IPCEI (Important Project of Common European Interest) dedicato alle tecnologie nucleari innovative, è poi un “Progetto di Comune Interesse Europeo” (IPCEI) focalizzato sul design industriale di reattori avanzati di terza e quarta generazione e vede un forte coinvolgimento della filiera italiana, a cui è stato affidato il coordinamento della sezione fusione.
L’Italia ha fornito il proprio pieno sostegno all’iniziativa, sottoscrivendo la endorsement letter sul nucleare, insieme ad altri dodici Stati europei, a conferma della vitalità di una filiera industriale nazionale che, insieme alla ricerca e all’accademia, è rimasta attiva e competitiva negli ultimi quarant’anni, nonostante l’assenza di produzione di energia da fonte nucleare sul territorio nazionale. Questo importante risultato è frutto di un intenso lavoro di collaborazione tra il MASE e il MIMIT, con il determinante supporto dalla Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS), istituita presso il MASE.
Il progetto Nuward SMR, guidato dal colosso francese EDF insieme a partner internazionali come Edison, punta a sviluppare piccoli reattori ad acqua pressurizzata da esportare in tutta l’Unione Europea.
I progetti Euratom (TANDEM e ANSELMUS) beneficiano di finanziamenti Horizon Europe dedicati allo studio della sicurezza nei sistemi a metallo liquido e alla decarbonizzazione del mix energetico europeo tramite SMR. Tra i progetti europei ci sono TANDEM “Small Modular ReacTor for a European sAfe aNd Decarbonised Energy Mix – piccolo reattore modulare per un mix energetico europeo sicuro e decarbonizzato); NRT-2021 > ANSELMUS “Advanced Nuclear Safety Evaluation of Liquid Metal Using Systems -Valutazione avanzata della sicurezza nucleare di sistemi che utilizzano metalli liquidi); NRT-2021 > ENEN2plus “Building European Nuclear Competence through continuous Advanced and Structured Education and Training Actions” (Sviluppo delle competenze nucleari europee attraverso attività continue, avanzate e strutturate di istruzione e formazione).
Gli SMR (Small Modular Reactors, o piccoli reattori modulari) sono attualmente operativi solo in pochi paesi nel mondo, mentre in Italia non sono ancora presenti. Esistono circa 4 SMR attivi nel mondo (2 in Russia e 2 in Cina). Molti altri progetti di terza generazione avanzata e quarta generazione sono in fase di sviluppo, test o approvazione regolatoria negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, con una diffusione commerciale prevista per l’inizio degli anni 2030.
Le principali caratteristiche distintive di questi reattori sono la potenza ridotta e la costruzione modulare, che rispondono all’esigenza di maggiore flessibilità e garantiscono certezza di budget e puntualità di realizzazione. La maggior parte dei futuri SMR sarà commercialmente disponibile entro il 2030.
Ansaldo Nucleare ha contribuito allo sviluppo di diversi concetti di Small Modular Reactor e alla qualificazione di scambiatori di calore e generatori di vapore innovativi dedicati al nucleare. Nell’ambito dei progetti finanziati dall’Euratom e, di recente, del partenariato dell’UE per piccoli reattori modulari, Ansaldo Nucleare sta attualmente coordinando industria e le organizzazioni di ricerca di settore nella valutazione dello stato e delle prospettive della filiera SMR in Unione Europea.
Al fine di promuovere la standardizzazione, la modularità e l’affidabilità SMR, sono allo studio anche l’introduzione di nuovi metodi e strumenti (come la combinazione di moduli preassemblati) e l’uso di componenti non nucleari di alta qualità. L’8 ottobre 2026 è stata presentata una Business Unit Nuclear dedicata in Ansaldo; la nuova organizzazione nasce con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo del nucleare nella strategia di crescita del Gruppo e di accelerarne lo sviluppo facendo leva sulla scala industriale e sulla capacità di investimento di Ansaldo Energia, alla luce della crescente rilevanza che questa tecnologia sta assumendo nel panorama energetico italiano e internazionale. La nuova Business Unit Nuclear consentirà di valorizzare ulteriormente le competenze sviluppate da Ansaldo Nucleare nei programmi di estensione della vita operativa degli impianti esistenti, negli Small Modular Reactor (SMR), nei reattori avanzati di IV generazione e nei principali programmi internazionali di fusione nucleare, facendo leva sulle capacità industriali e finanziarie del Gruppo per sostenere la crescita delle attività nel settore.
Nell’ambito della nuova organizzazione, Daniela Gentile, attualmente Amministratrice Delegata di Ansaldo Nucleare, assumerà il ruolo di Executive Vice President Nuclear di Ansaldo Energia, guidando la Business Unit e le iniziative di sviluppo strategico nel settore. Attraverso Ansaldo Nucleare, il Gruppo partecipa a programmi internazionali come ITER, collabora con diversi programmi internazionali dedicati agli Small Modular Reactor (SMR) e svolge un ruolo di primo piano nello sviluppo del progetto europeo EU-SMR-LFR, iniziativa europea dedicata allo sviluppo di un reattore modulare avanzato di IV generazione raffreddato a piombo. Ansaldo Energia partecipa a Nuclitalia, contribuendo alla valutazione delle tecnologie più promettenti per il nuovo nucleare e allo sviluppo delle competenze industriali e della supply chain nazionale necessarie per il settore.
Carlo Rubbia aveva detto: “Non esiste un nucleare sicuro con bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo.”
E l’innovazione infatti prosegue.

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