Le guerre e l’ambiente

In Zoom by Paolo Lutteri

Aut: Cinzia Boschiero

Le guerre hanno un impatto ambientale devastante e poliedrico, che va dalla distruzione di ecosistemi all’inquinamento di suolo, acqua e aria. Oltre al danno diretto causato da esplosioni e bombardamenti, l’industria bellica contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra attraverso l’uso di combustibili fossili e la produzione di armamenti. Le conseguenze includono contaminazione da metalli pesanti e sostanze chimiche tossiche, deforestazione, distruzione di infrastrutture agricole e rischi ambientali a lungo termine come quelli legati alle scorie radioattive.
Danni diretti durante i conflitti: bombardamenti e distruzione, esplosioni, incendi di depositi e centrali industriali rilasciano grandi quantità di sostanze tossiche e gas serra nell’aria, contaminando suolo e acqua.
Danni agli ecosistemi: bombardamenti, deforestazione, incendi e l’uso di esplosivi distruggono habitat, mettono a rischio la fauna e la flora e degradano il suolo.
Contaminazione chimica e da metalli pesanti: l’uso di munizioni contenenti metalli pesanti (come piombo e arsenico) e uranio impoverito, oltre a residui di esplosivi e fosforo bianco, contamina terreni e falde acquifere per decenni.
Inquinamento marino: attacchi a navi e piattaforme petrolifere possono causare fuoriuscite di petrolio, con conseguenze disastrose per la vita marina.
Danni indiretti e a lungo termine: aumento delle emissioni di gas serra. L’industria militare è un grande emettitore di CO2. L’estrazione di risorse naturali, la produzione di armi e le attività di addestramento contribuiscono in modo significativo al cambiamento climatico. Si stima che ogni 100 miliardi di dollari di spesa militare generi circa 32 milioni di tonnellate di CO2, secondo un calcolo riportato da Fondazione Centro Studi Doc.
Contaminazione persistente: le scorie belliche, come le mine terrestri, i residui di munizioni e le conseguenze di incidenti nucleari, possono persistere nell’ambiente per decenni o secoli, rendendo i territori inabitabili e causando rischi per la salute umana a lungo termine.
Contaminazione alimentare: la distruzione dei campi coltivati, la contaminazione dei terreni e delle falde acquifere minacciano la sicurezza alimentare e la salute della popolazione.

La guerra come problema di risorse e clima
Risorse naturali: le guerre sono spesso legate al controllo di risorse naturali come petrolio, terre rare e acqua. Questo crea un circolo vizioso in cui la competizione per le risorse alimenta i conflitti e viceversa.
Sottrazione di risorse alla lotta climatica: gli ingenti investimenti nella spesa militare sottraggono risorse economiche e attenzione da settori cruciali come la transizione verso energie rinnovabili e la prevenzione del disastro climatico, come sottolineato da Wise Society.

Questa consapevolezza ha spinto l’Assemblea Generale dell’ONU a dichiarare il 6 novembre come Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato.
I dati più recenti raccolti dall’Osservatorio sui conflitti e sull’ambiente (https://ceobs.org/ ) delineano la portata della guerra sul paesaggio ucraino: nel 2024 sarebbero stati bruciati 92.100 ettari di terra, più del doppio della media annuale del biennio precedente. La Commissione europea, inoltre, segnala che gli incendi boschivi rappresentano tra il 45 e il 65% delle perdite annuali della copertura forestale nel Paese. Sulla Striscia di Gaza, invece, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (https://www.unep.org/ )  stima almeno 61 milioni di macerie provocate dalla distruzione di oltre 250 mila edifici, con un potenziale aumento del livello di contaminazione da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti.

Cinzia Boschiero

(Cinzia Boschiero, titolare dell’Agenzia di stampa ECPartners, è VicePresidente di EUSJA, Associazione europea dei giornalisti scientifici)

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