
La Manutenzione come Missione e il Capitale Umano come Bene Intangibile dell’Impresa
Pub: Fondazione Salvetti
Aut: Stefano Salvetti


Stefano Salvetti, Fondatore e Presidente della Fondazione Salvetti, nonché Membro onorario della EFNMS di cui è stato presidente in passato, è intervenuto da remoto all’evento Euromaintenance 2026, svolto nei giorni scorsi a Lulea in Svezia. Questo è una sintesi delle sue idee e delle sue proposte sull’argomento della manutenzione industriale.
La Manutenzione come Missione e il Capitale Umano come Bene Intangibile dell’Impresa
Durante il mio intervento a Euromaintenance 2022 di Rimini ho sostenuto che la Professione della Manutenzione debba evolvere verso una vera e propria Missione. Non si tratta solo di garantire la disponibilità efficiente degli impianti produttivi: un elemento essenziale del nostro lavoro è la protezione del fattore umano, cioè delle persone che rendono possibile la continuità produttiva.
Oltre la sicurezza: la responsabilità del manager
Non parliamo qui di sicurezza, tema enorme che richiede un approccio dedicato e l’obiettivo – utopico ma necessario – di arrivare a zero vittime. Le più recenti statistiche europee riportano 3.286 morti/anno su circa 2,97 milioni di incidenti.
La mia riflessione riguarda un altro livello di responsabilità: quello del manager che, se vuole interpretare la manutenzione come Missione, deve fare più di quanto leggi e regolamenti prescrivono. Proteggere il personale significa costruire percorsi di carriera, garantire continuità occupazionale, investire nel loro futuro e nella loro crescita professionale.
Rivoluzioni e restaurazioni
La mia tesi è semplice: le rivoluzioni si possono fare. Ma se vengono condotte in direzione opposta ai vettori aziendali, finiscono per generare le condizioni per una restaurazione, spesso senza raggiungere gli obiettivi desiderati. Per cambiare davvero, bisogna muoversi dentro la logica dell’impresa, non contro di essa.
Un filo che attraversa la storia economica
La storia economica mostra come il valore sia stato definito in modi diversi: • Roma antica: economia di conquista, basata su schiavi e tributi. • Medioevo: il prezzo di un bene era determinato dalla quantità di lavoro necessaria a produrlo. • Mercantilismo: grandi spedizioni commerciali, fino alla svolta del 1602 con la nascita della Compagnia delle Indie Anglo-Olandese, che introdusse il concetto di società a responsabilità limitata e i primi titoli azionari.
Con il capitalismo la creazione di valore non dipende più dal solo lavoro, ma dalla combinazione dei fattori produttivi dentro quella “scatola nera” che è l’azienda.
Capitalismo e indicatori: la logica che guida il Top Management
Se il prezzo di mercato del prodotto supera il costo dei fattori impiegati, si genera ricchezza. Gli indicatori che governano questa logica sono noti: EBIT – profitto prima delle imposte, ROE – rendimento del capitale proprio, ROI – redditività del capitale investito nel core business.
Oggi il Maintenance Manager si confronta con un Top Management sempre più dominato dal capitale finanziario, che decide solo sulla base degli indicatori.
La Manutenzione come funzione strategica
La manutenzione non è più un centro di costo: è un centro di rischio e un centro di valore.
Un fermo impianto può costare: migliaia di euro all’ora nell’automotive, decine di migliaia nella chimica, centinaia di migliaia nella farmaceutica.
Il personale indispensabile non protegge solo le macchine: protegge il valore aziendale.
Il capitale umano tecnico come vantaggio competitivo non replicabile.
Le aziende possono copiare macchinari, processi, software, layout produttivi.
Ma non possono copiare le persone, né la loro esperienza tacita, né la loro capacità di diagnosi, né la loro memoria tecnica.
La competenza tecnica è un vantaggio competitivo non trasferibile e non imitabile.
La complessità tecnologica aumenta il valore delle competenze
Le macchine moderne integrano elettronica avanzata, sensoristica, PLC, robotica, manutenzione predittiva basata su AI.
La complessità cresce, e con essa cresce il valore del personale che sa interpretare segnali, diagnosticare guasti, prevenire fermate, integrare nuove tecnologie.
La manutenzione è ormai una funzione knowledge-intensive.
Il costo del turnover tecnico
Quando un manutentore esperto lascia l’azienda, non perdi solo una persona: perdi anni di esperienza accumulata.
Il turnover genera: knowledge drain (perdita di conoscenza), skill gap (divario di competenze), time-to-competence (tempo per rendere produttivo un nuovo tecnico).
Questo rende evidente che gli indispensabili sono investimenti, non costi.
Allineamento con gli standard ESG
La protezione del capitale umano tecnico è pienamente coerente con gli standard ESG, in particolare con il pilastro Goal Social, che richiede formazione, stabilità, benessere, retention, sviluppo delle competenze.
Questa proposta anticipa ciò che molte aziende dovranno fare per essere sostenibili nel lungo periodo.
La manutenzione come custode della memoria tecnica
La manutenzione è una delle poche funzioni che custodisce la memoria tecnica dell’impresa. Senza questa memoria, la continuità produttiva è impossibile.
La mia proposta: riconoscere il Capitale Umano come Bene Intangibile
Propongo di strutturare il personale di manutenzione in due categorie: Costi di personale intercambiabile e Costi di personale indispensabile. E di registrare quest’ultimo non come costo del lavoro, ma come investimento intangibile nel bilancio aziendale.
Perché sono indispensabili?
Le ragioni sono evidenti: scarsità di manodopera qualificata, costi elevati di reclutamento, difficoltà nel trattenere le persone in azienda, investimenti continui in formazione e aggiornamento.
Se il costo di tutti i manutentori fosse rappresentato da un unico numero, il Top Management tenderebbe a tagliare brutalmente, disperdendo competenze e mettendo a rischio la disponibilità degli impianti.
Investimenti, non costi
Riconoscere gli “indispensabili” come Immobilizzazioni Immateriali significa proteggerli dai tagli indiscriminati volti ad aumentare la produttività del lavoro. Significa preservare competenze, continuità operativa, memoria tecnica dell’azienda.
In altre parole, significa proteggere il Capitale Umano, che è il vero fondamento della Missione della Manutenzione.
Conclusione
Se la Professione della Manutenzione deve diventare una Missione, allora dobbiamo elevare il valore del fattore umano. Gli operatori indispensabili non sono un costo da ridurre, ma un patrimonio da tutelare, da riconoscere e da iscrivere nel bilancio come ciò che realmente sono: beni intangibili essenziali alla vita dell’impresa.
