
Scienza e letteratura
Pub: Federazone delle Associazioni Scientifiche e Tecniche
Aut: Magali Prunai
Due rette parallele destinate a non incontrarsi mai o forse no? Da più di un secolo l’idea di una frattura fra cultura scientifica e quella umanistica è radicata in noi, alimentata da ideologie che nel premiarne una, quella umanistica, hanno spesso marginalizzato l’altra, quella scientifica. Scienza e letteratura appaiono come due rette parallele, che corrono insieme ma non si incontrano mai. Ma è proprio così?
La storia del pensiero critico ci insegna il contrario, con filosofi scienziati che indagavano il mistero dell’intelletto e intanto facevano importanti scoperte di natura scientifica.
Un esempio per tutti è Gottfried Wilhelm von Leibniz, filosofo, teologo, giurista e scienziato tedesco vissuto nella seconda metà del ‘600. A lui dobbiamo il primo prototipo di calcolatrice, gli studi sul calcolo infinitesimale, portati avanti in parallelo a Newton ma che, a differenza del celebre collega inglese, lasciò disponibili per l’intera comunità scientifica una volta pubblicati. Fu Leibniz a porre le basi dell’informatica che conosciamo oggi e della neuroinformatica, applicando le sue conoscenze scientifiche anche all’indagine sull’uomo, ponendo le basi per studi sull’inconscio e formalizzate secoli dopo da altri ben noti studiosi.
Matematica è dunque filosofia e scienza è lettere. Tante teorie moderne, per far capire l’importanza delle c.d. discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), paragonano lo studio della matematica allo studio di una lingua straniera. Un linguaggio rigoroso fatto di regole, come la grammatica, e di simboli, come le lettere dell’alfabeto. Un linguaggio che porta ad equazioni e teoremi come se fossero frasi e discorsi complessi. Una lingua universale che, almeno in teoria, dovrebbe essere nota a tutti.
Eppure ancora oggi, nonostante il mondo sia mosso proprio da questo linguaggio che si cela dietro la programmazione del nostro telefonino, del PC dal quale lavoriamo ogni giorno, dell’automobile con la quale andiamo in vacanza (etc…), lo studio delle discipline STEM è ancora poco appetibile dai giovani universitari italiani ed europei.
Secondo uno studio realizzato nel 2024 dalla Fondazione Deloitte, in Europa solo il 26% degli studenti sceglie una facoltà a carattere scientifico. L’Italia è ben al disotto la media europea con un 24,9% di studenti iscritti a una facoltà STEM. Il divario uomo-donna, poi, è ancora molto sproporzionato.
Secondo il rapporto del Sistema informativo Excelsior nei prossimi 5 anni l’Italia rischia una carenza di laureati in materie scientifiche, dato allarmante se lo aggiungiamo al fatto che attualmente circa il 10% dei laureati abbandona il nostro paese allettati da contratti migliori e stipendi nettamente più elevati oltre confine (fonte- AlmaLaura 2025).Ma comunque qualche piccola conquista per colmare questo deficit la portiamo avanti anche noi in Italia, con programmi pensati per i più giovani per interessarli alla scienza e incentivarne lo studio. Uno di questi è il concorso promosso dalla FAST – Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche “I giovani e le scienze”: una manifestazione che offre la possibilità di dare voce alle proprie idee e intuizioni, oltre all’opportunità di conoscere chi veramente vive di scienza.
Il concorso, unica selezione italiana della manifestazione europea che promuove le STEM fin dal 1989, EUCYS – European Union Contest for Young Scientists, apre le porte del mondo a studenti della scuola superiore in un’età compresa fra i 14 e i 20 anni.
Dopo 37 edizioni le porte della FAST hanno visto passare molte promesse della scienza e altre ancora sono destinate a varcarle. Brilla, negli occhi di aspiranti scienziati, selezionati per portare la propria idea ad altre competizioni in giro per il mondo, la gioia nel vedersi riconoscere stima e apprezzamento. Un’emozione che ben comprende chi fa sì che questa competizione si realizzi ogni anno e osserva, con orgoglio, i suoi giovani ricevere prestigiosi riconoscimenti. Un esempio per tutti, il giovane Tommaso Caligari, nominato Alfiere della Repubblica per aver progettato una tecnologia per aiutare i pazienti malati di Parkinson. A soli 19 anni ha detto di no a chi voleva acquistare e brevettare la sua intuizione scientifica, lasciandola a disposizione di tutti, come fece nel ‘600 Leibniz.
Per saperne di più sul concorso: I giovani e le scienze – FAST
