Problemi sociali: il ruolo delle imprese

In Zoom by Paolo Lutteri

Pub: Eumetra

Aut: Remo Lucchi

Le recenti ricerche sociali, confrontate con analoghe ricerche condotte negli anni passati, mostrano dati molto preoccupanti: aumenta di molto la chiusura in se stessi, l’egocentrismo, la contrapposizione; come pure aumenta di molto l’indifferenza per il contesto, per gli altri, e per il loro futuro. L’attenzione a tutte le variabili della Sostenibilità si sta contraendo molto.L’analisi delle cause di tutto ciò porta a risultati molto chiari: la formazione culturale delle nuove generazioni – ormai da numerosi anni – è inadeguata, con conseguenze importanti sul piano professionale, con insoddisfazioni e precariato crescente. Conseguenze molto significative sulla insoddisfazione per il proprio benessere, che di fatto è all’origine delle crescenti problematiche.
E’ un tema analizzato con attenzione, data la gravità sociale. Da tutte le analisi condotte emerge – come accennato – la responsabilità della carenza culturale, causata dall’interruzione degli studi, con conseguenze sulla professionalità e sulla relazionalità (carenza progressiva di etica). È del tutto presumibile che la prosecuzione dell’indifferenza verso questo problema, in tempi molto rapidi possa portare a guai sociali crescenti.
Negli ultimi tempi su questo tema ci siamo soffermati spesso, ed abbiamo divulgato varie volte sintesi degli studi condotti. Ma abbiamo deciso di essere un po’ ridondanti: nel documento qui sotto abbiamo ripreso gli stessi scritti, pur con articolazioni un po’ diverse; ci auguriamo più convincenti. La speranza è che l’attenzione di chi di dovere si attivi rapidamente. Per il benessere della vita sociale, e quindi di tutti.

PROBLEMI SOCIALI: IL RUOLO DELLE IMPRESE

Nuove soluzioni per affrontare i problemi sociali
Riprendiamo i problemi sociali già analizzati in questi ultimi tempi – tensioni, egocentrismi, contrapposizioni, violenze, indifferenza per i problemi della Sostenibilità, ecc. –  per i quali si erano individuate delle possibili soluzioni.
Stante tuttavia l’estrema difficoltà di intraprendere le strade di salvezza individuate, sono state condotte analisi per individuare delle possibili alternative.
In altri termini:
– erano state individuate soluzioni, come esito di possibili interventi da parte del Potere Pubblico
– ma la debolissima probabilità che vengano attivati interventi da parte dello Stato – assenza di segnali – induce a riflettere su interventi che debbano fare capo al Sistema Economico. Che ovviamente ne potrà trarre i conseguenti benefici.
Ripartiamo dall’analisi del problema.

La degenerazione progressiva
Non ce ne stiamo rendendo conto, ma siamo entrati in un’epoca sociale completamente nuova, che ci condizionerà sempre di più nel modo di vivere. Gli accadimenti che hanno innescato il tutto sono avvenuti in questi ultimi anni, per la prima volta nella storia. Le ricerche sociali lo chiariscono.
Di fatto non esistevano esperienze e codici cognitivi. Quindi non si è stati in grado di fare diagnosi di quello che sta succedendo, e di conseguenza non si hanno elementi per capire come affrontare i problemi. Ci rendiamo conto della degenerazione progressiva, ma non si è capito che c’è una causa sociale, nuova, quindi non facile da individuare. Di conseguenza non si progettano rimedi, ed il rischio è che la degenerazione divenga sempre più ingestibile. 

Una considerazione basica, a monte, come premessa alla comprensione degli accadimenti
Tutte le forme di vita – umana, sociale, culturale, … – sono frutto dell’unione di parti complementari, che devono avere pari rilevanza. Queste parti sono per definizione necessitanti l’una dell’altra, e producono il risultato solo se fra di esse nasce una relazione positiva.
La relazionalità positiva è all’origine di tutte le forme di vita. E dato che la vita è l’unica cosa irrinunciabile che abbiamo, la relazionalità positivache si basa su un assoluto parallelismo della rilevanza delle partinon ha alternative.
Se “per disgrazia” dovesse succedere qualcosa che altera il parallelismo delle parti, le varie forme di vita non inizierebbero, o sarebbero destinate ad interrompersi.
Nella vita umana, il rispetto e l’inclusione da tutti i punti di vista, cioè la parità in ogni senso, è un ingrediente basico, perché in assenza la relazionalità positiva non si innescherebbe, e nulla nascerebbe, né di umano, né di sociale.
Anzi, l’elevatissimo rischio è che nasca la contrapposizione, che se va bene porta alla paralisi, al non accadimento di alcunché, e se va male porta all’eliminazione della vita.
Quindi, pur banalizzando, il “sé” e “gli altri” devono essere sullo stesso piano: condizione basica per la relazionalità, in tutte le espressioni della vita sociale.
Le condizioni basiche per la relazionalità sono l’empatia e l’etica, cioè il rispetto degli altripur individui differenti – da tutti i punti di vista, sia sul piano culturale (empatia) che comportamentale (etica). 

Gli accadimenti che hanno innescato i problemi sociali
Il degrado che si sta concretizzando in modo sempre più evidente, consiste nell’arretramento violento della relazionalità positiva, che produce contrapposizione. La ricostruzione delle cause può essere così schematizzata:
– negli ultimi 20 anni è stata rilevata una elevata crescita della formazione culturale per la prima volta nella storia, ma non completata: la quasi totalità dei giovani ha portato a termine le scuole medio-superiori, ma solo un quarto si è poi laureato
– pur non completando la formazione, si è innescata comunque una forte illusione per un futuro professionale ed economico interessante, e di benessere sempre più accentuato, che è il vero obiettivo
– tuttavia nello stesso periodo sono accaduti fatti sociali che hanno turbato il contesto socio-economico (°)
– accadimenti che hanno creato problemi professionali a queste nuove generazioni, che si erano illuse, in parte formate, ma non a sufficienza …
-… e che in buona misura sono cadute nel precariato
– che però non è stato accettato, perché si erano illusi di un futuro ben diverso
– e stante l’obiettivo originario di raggiungere successo, denaro e benessere in tempi rapidi, è nata una forte delusione, non accettata, con conseguente chiusura in se stessi, considerando tutti gli altri come competitors da cui difendersi
-è nata quindi la chiusura relazionale, la contrapposizione, e l’assenza di etica.

La causa innescante di tutti i guai è stato il non completamento della formazione, che ha impedito di raggiungere i tre principali obiettivi:
1. la preparazione per una qualità professionale più evoluta
2. l’acquisizione di “resilienza”, cioè la capacità di trovare in autonomia soluzioni, anche in momenti complessi o di difficoltà personale, che solo una buona preparazione può dare
3. l’acquisizione di etica e relazionalità positiva, che è totalmente connessa ad una cultura evoluta

Nessuno dei tre obiettivi è stato raggiunto.

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(°) Si è trattato di accadimenti che hanno molto turbato l’economia, creato restrizioni, e difficoltà crescenti a trovare lavori interessanti, con le retribuzioni attese:
– la globalizzazione
– le crisi finanziarie del 2007-2009-2013
– le conseguenze degli accadimenti degli ultimi 5 anni: pandemia, lockdown, Ucraina, inflazione, prezzi, …

Il problema è l’interruzione della formazione: perché si interrompe la scuola
Da tutte le verifiche effettuate è risultato che l’interruzione della formazione scolastica è stata – ed è tuttora – connessa alla negativa relazione che si instaura tra la scuola e gli studenti: scuola rigida, contrappositiva, non dotata di docenti che abbiano la capacità di coinvolgere anche emotivamente gli studenti, peraltro adolescenti, e con soddisfazione di bisogni che deve essere personalizzata.
Quindi non si produce innamoramento per lo studio, e – come si è accennato – dopo le medie superiori solo una metà si iscrive all’università, e solo un quarto termina gli studi. Quindi il problema del non completamento degli studi riguarda i ¾ dei giovani.

Il problema del completamento della formazione culturale
Il problema del completamento della formazione culturale – con passione ed innamoramento dello studio – è il problema più importante del Paese: l’unica vera ricchezza del Paese per il proprio futuro sono i giovani. Bisogna fare di tutto, da tutti i punti di vista. È l’investimento in assoluto più importante. La soluzione, peraltro già da tempo adottata da altri Paesi (°), è la seguente:
– bisogna creare una vera docenza professionale: occorre una formazione adeguata, perché gli insegnanti possano diventare docenti. Il professore non deve essere solo competente, ma deve saper trasferire la cultura ai giovani, coinvolgendoli, ed attivando emotivamente l’ippocampo – la parte del cervello che deve acquisire la cultura – con grande attenzione ai singoli studenti: sono adolescenti, con ritmi di adultizzazione differenti, e devono quindi essere singolarmente aiutati. Attualmente così non avviene: e l’80% degli studenti delle medie superiori ha una relazione critica con la scuola, non si appassiona: l’ippocampo si spegne e non riceve cultura, né ovviamente propensione per l’innamoramento allo studio
– non solo interventi sulla docenza: bisogna provvedere anche ad aiutare le famigliea fondo perduto – in caso di difficoltà economica; ripetiamo: gli studenti sono l’unica vera grande ricchezza per il futuro del Paese; gli investimenti avranno ritorni certi per il Paese
– analogamente deve essere favorita la frequentazione dell’università, che deve essere gratuita (lo Stato provveda almeno a questo, che è un investimento sul proprio futuro)
– risolvendo anche i problemi della residenza per gli studenti che vivono in aree non dotate di Università, e che si devono spostare.
Questo è il vero obiettivo, irrinunciabile, obbligatorio, utile per l’etica, per la relazionalità positiva, per la professionalità, per il proprio benessere, per pensare anche al benessere di chi verrà, per innescare sempre più attenzione a tutte le tematiche di Sostenibilità. Quindi per il vero benessere del Paese.

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(°) Questi altri Paesi – come ad esempio la Danimarca e la Finlandia, ma non solo – oltre ad adottare le tecniche di docenza qui sopra indicate, come già ricordato in precedenti scritti, formano gli studenti, a cominciare dall’inizio della scuola (6 anni), con allenamenti mentali cognitivi e relazionali, che per definizione poi favoriranno l’apprendimento, e l’etica, e le correttezze, e solo la positività nelle  relazionalità. Alcuni esempi delle attività condotte:
– lo studio della musica – materia obbligatoria ed importante – perché favorisce l’acquisizione di due fondamentali ingredienti cognitivi: allena il cervello a gestire la complessità degli stimoli, con grande giovamento per lo studio in generale, e favorisce la relazionalità con gli altri, che nel mondo della musica rappresentano un’entità fondamentale: senza altri complementi musicali non si ottiene completezza musicale, armonia, ritmo
– lo studio dell’empatia, sempre a cominciare dai 6 anni, come materia obbligatoria fino ai 14 anni. L’empatia è il senso degli altri, la loro fondamentalità: dal punto di vista culturale rappresenta la “mamma” dell’etica, che è la correttezza comportamentale
– il totale rispetto dell’etica, da parte di tutti (docenti e studenti) in tutto lo sviluppo dello studio.
Risultato finale: i laureati sono il doppio/il triplo. Coloro che vanno in galera per comportamenti antisociali sono un terzo.

Quale è il vero problema
Il vero problema è che nonostante questa diagnosi sia stata fatta, e sia stata condivisa, nulla sta succedendo. Chi gestisce il Paese, non interviene.
E l’assenza di interventi non interrompe di certo i guai sociali, che al contrario si stanno incrementando, producendo infelicità, chiusura in se stessi, disinteresse verso l’etica, distacco dagli altri, indifferenza per l’ambiente, e per tutte le tematiche della Sostenibilità.
Il disinteresse per i temi di correttezza comportamentale, verso gli altri e verso l’ambiente – cioè Sostenibilità – sta aumentando in modo impressionante.

Una possibile soluzione alternativa
L’investimento prioritario è la formazione della docenza.
È necessario convincere tutte le Università di creare corsi di formazione di una docenza che risponda alle necessità individuate. Di fatto, in via sperimentale, alcune Università sono state già contattate per questo obiettivo: in effetti hanno coscienza di questa necessità, ed ovviamente sono disponibili ad intraprendere questo nuovo percorso.
Ma hanno necessità di finanziamenti, e non è pensabile chiedere ai potenziali docenti che devono essere formati di investire per questo obiettivo: a loro non cambierebbe niente sul piano economico: sono già incaricati, ricevono già uno stipendio, che non si modificherebbe,,, Potrebbero convincersi di completare la formazione, ma senza dover pagare.
Quindi c’è necessità di trovare investimenti per coinvolgere le Università, ma al di fuori dell’ambito pubblico. L’unica chance sarebbe quella del Sistema Economico Privato.
Le Associazioni imprenditoriali, con la partecipazione delle singole imprese – che di fatto investirebbero sul loro futuro – dovrebbero intervenire, finanziando e favorendo la formazione di tutta la docenza, soprattutto delle scuole medio-superiori, supportando con investimenti le Università, alle quali verrebbe affidata la nuova formazione, nel rispetto delle logiche sopra indicate.
E le Associazioni dovrebbero anche trovare soluzioni di aiuto per gli studenti che hanno residenza in località lontane dalle Università che dovrebbero frequentare. Si potrebbero trovare soluzioni compensative anche dal contributo collaborativo con le Imprese – da ottimalizzare di volta in volta – da parte degli studenti aiutati nella residenza.
Tutte le aziende dovrebbero essere coinvolte, e gli investimenti non sarebbero più di tanto problematici, sapendo che le Imprese, in Italia, sono più di 5 milioni, anche se nella maggioranza sono di dimensioni piuttosto piccole. Ma queste hanno gli imprenditori, governati da sempre da progetti prospettici.
Questa soluzione proposta – intervento delle Imprese, anche tramite le Associazioni -, in ogni caso è tratta anche dalle attese rilevate nelle ricerche sociali. Il fatto che le Imprese debbano fare investimenti assumendosi della Responsabilità Sociale rappresenta una delle più forti richieste degli individui.
Le attese non riguardano più l’ottimalizzazione dei prodotti e dei servizi: la soddisfazione è abbastanza elevata. Si auspica invece un forte coinvolgimento nelle tematiche ESG: non solo per quanto riguarda l’ambiente, e le tematiche sociali del contesto in cui operano. È soprattutto è richiesta una attenzionalità crescente ad aiutare la gente a vivere meglio la propria esistenza.
La riconoscenza sarebbe di certo molto elevata.

 

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