
Made for all
Pub: Media Duemila - Le Postille
Aut: Paolo Lutteri

Lasciamo da parte per un momento quella Superintelligenza artificiale che nella neo-letteratura trumpiana sulla sicurezza indica capacità sovrumane. Una conversazione con IA (chatbot) ormai la usano quasi tutti. C’è chi si fa i progetti per i viaggi personali, chi spinge le domande a innovazioni tecniche per ottimizzare organizzazione, procedure e prodotti della sua azienda. C’è anche chi la consulta per aumentare semplicemente le proprie conoscenze, cos’è questo, cos’è quello… Come un’enciclopedia a risposta multipla perché ti arrivano anche proposte di approfondimento su tutto lo scibile.
Stressato dai tormenti della vita, c’è chi la utilizza come consigliere intimo per risolvere problemi nel frullatore quotidiano dei sensi, magari per trovare un partner amoroso o anticipare il futuro. Certamente un consigliere come Claude o Gemini ha più conoscenze ed è più veloce di uno psicanalista, di un prete o di un astrologo. L’IA sembra onnisciente. Quindi una sibilla, o una divinità?
La gente è spesso credulona, corre dietro agli idoli, ai profeti, ai ciarlatani. I robot umanoidi, nell’intenzione dei loro costruttori, imitano le forme del corpo affinché sembrino più credibili, più affidabili. I motori di ricerca nutrono il loro magazzino di nozioni, il corpo meccanico agevola una simpatia, come i manichini in vetrina nei negozi di sartoria.
In Giappone gli automi fanno da guida nei conventi, aiutano i fedeli a ripetere le giaculatorie, oltre che fare pulizie e servizi che certi monaci anziani non reggono più. Anche in India i robot umanoidi sono addestrati a conoscere a memoria tutti i testi sacri, in tutte le lingue e i dialetti, con tutte le sfumature letterarie. Ma i guru dicono che i robot sono gusci vuoti. Potranno imitare azioni e recitare sutra, ma senza avere spiritualità. I buddisti sono severi: i robot non hanno ‘la compassione’ (karuṇā ) né ‘attenzione consapevole’ (sati-mindfulness), né empatia biologica.
I cattolici mi sembrano ancora più attenti: Leone XIV nella sua enciclica ‘Magnifica humanitas’ (molto interessante anche per i laici) ha illustrato compiutamente il giudizio su IA: IA e robot non comprendono ciò che producono, non hanno esperienze affettive e prospettive spirituali. Mancano di amore, di fedeltà, di capacità di perdono. Insomma: sono una memoria statistica, matematicamente costruita, agenti senz’anima. Fede, speranza e carità non sono qui.
Eppure certi umani hanno immaginato religioni digitali supreme, per esempio Tecnoismo e Crustafarianismo (la muta dell’aragosta!), forme di datacrazia e tecnolatrie. Alienazioni mentali. Negli Stati Uniti sono diffuse anche le chat dirette con Dio (quale?).
Non fidatevi, neanche un po’.
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