
Lusinghe televisive
Pub: Media Duemila - Le Postille
Aut: Paolo Lutteri
Un esploratore galattico mi ha raccontato come vede dall’alto l’editoria televisiva in Italia, digitale terrestre o satellitare che sia.
E’ andato per numeri del telecomando: i primi 9 canali, con alti ascolti, sono dei grandi editori. Salvo lo sport e i tg, sono produzioni non sempre fresche, soprattutto in estate, show, giochi e repliche dei successi (ma è perché i programmatori han finito i soldi del budget o perché i soldi del ‘canone’ sono stati sprecati?).
Dal 10 al 19 c’è un largo chiacchiericcio locale, articolato per regioni e dialetti, affollato di propagande varie.
Dal 20 in poi, meno frequentati, ci sono i canali specializzati per le seconde visioni, i film, le rubriche di marketing. Ti vendono avventure poliziesche violente, commedie di amori e tradimenti, balletti e canzoni, fumetti, sermoni, terapie, gastronomie, automobili, aste, abiti e prodotti per la casa. Ci sono anche le smart tv e le piattaforme a pagamento: biblioteche infinite di immagini, spettacoli che servono a far cassetta con gli abbonamenti.
Nel complesso, senza troppa attenzione alle regole sull’affollamento, sembrano tutti grandi contenitori di pubblicità, nei quali anche i politici e i giornalisti fan la loro parte di propaganda. Salvo qualche particolare interessante e meritevole, ma sfuggito al mio galattico, è proprio così.
Gli ascolti si reggono su pubblico adulto (pensionati o no) e ceto medio, prevalentemente passivo. Latitano i giovani, occupati sui social o nelle movide, nel lavoro o in altri piaceri. Comunque gli anziani sono tanti, aumentano e i giovani diventano presto anziani. Tv con poca cultura sociale o educazione, anzi: litigi, parolacce, gossip e nudità, per tener alta l’audience. Forse un po’ di disimpegno ce lo meritiamo. L’intrattenimento leggero è un bel ristoro dallo stress quotidiano e dalle notizie di guerra, dei cataclismi e delle cronache di nera. O anche queste sono intrattenimento?
Ma tutti aspirano a far servizio pubblico, ovvero incantare gli ascoltatori come sirene. Fidelizzarli su questo o quel personaggio o programma. Stabilità, relax, tran tran o ipnocrazia, come direbbero Colamedici e Rossignaud? Questo passa di fatto il convento, con tutto il rispetto per i grandi pensatori dell’industria televisiva e dei mass mediologi.
