La cultura dell’affidabilità

In Zoom by Paolo Lutteri

Aut: Cinzia Intili

In occasione del Congresso annuale dell’Associazione Italiana Manutenzione dell’ottobre scorso sono stati assegnati i premi di merito ai Managers della manutenzione, con il supporto della Fondazione Salvetti. L’Ing. Cinzia Intili, Reliability Engineer Maersk Group presso il Gateway di Vado Ligure è stata proclamata vincitrice della prima edizione di “SHE A.I.MAN.”, premio intitolato a Dora Priano Salvetti. Un riconoscimento ai meriti di eccellenza alla professione femminile anche nel campo della manutenzione.
Le abbiamo rivolto alcune domande sulla sua attività, per conoscere il suo parere professionale.

Gentile Ingegnere, anzitutto complimenti per il Premio che A.I.MAN. le ha assegnato e per la sua impegnativa attività. L’attività di manutenzione tradizionale era quella di controllare gli impianti e riparare i guasti. Oggi è diventata una componente fondamentale per la migliore organizzazione dell’impresa per il futuro?
La UNI 13306:2018 definisce la Manutenzione come “combinazione di tutte le azioni tecniche, amministrative e gestionali, durante il ciclo di vita di un’entità, destinate a mantenere o a riportare in uno stato in cui si possa eseguire la funzione richiesta.” Questa è sempre stata percepita come la “scienza della conservazione” ma nel tempo ha assunto un carattere di sviluppo. Il periodo storico che stiamo vivendo ha portato a guardare le attività manutentive da un punto di vista differente, queste non sono più lavorazioni che hanno il fine di “conservare” il bene, ma bensì nasce la necessità di avere un’alta disponibilità degli asset ed una contemporanea riduzione dei costi. Il concetto di manutenzione è passato attraverso un evoluzione, dove adesso al centro dell’organizzazione c’è l’Asset. Questo viene percepito nell’intero ciclo di vita, ogni decisione che viene presa ha lo scopo di aggiungere valore al sistema.
Quali interrelazioni ci sono tra il suo lavoro aziendale e la responsabilità sociale d’impresa?
I principi che si legano alla responsabilità di impresa sono differenti: qualità del prodotto/servizio, sostenibilità, efficienza energetica, riduzione dei tempi morti o degli scarti, miglioramento continuo, fiducia degli stakeholder, ecc.. Il ruolo di ingegnere di manutenzione è altamente orientato al mantenimento e miglioramento dell’affidabilità dei prodotti/servizi con lo scopo di stabilire un’organizzazione e dei processi sostenibili. Ogni giorno nel mio lavoro mi occupo, con il resto del team, della valutazione della sicurezza e qualità delle attività di manutenzione, spesso la revisione degli step manutentivi, con l’aiuto dei tecnici, porta ad avere una maggiore sostenibilità di processo. In modo periodico organizziamo degli eventi che vanno a coinvolgere le diverse parti dell’organizzazione che hanno il fine di valutare un problema o una attività (Kaizen Weeks ispirate dalla metodologia di Lean management) nell’ottica del miglioramento continuo. La visione di un ingegnere di manutenzione è quella di creare la cultura dell’affidabilità, minimizzando i rischi, favorendo il cambiamento ed il miglioramento e fornendo dei sistemi sostenibili ad alta performance, per cui il mio lavoro aziendale può andare ad impattare in modo significativo sulla responsabilità d’impresa sotto diversi aspetti.
Quali sono, se ci sono, i principali ostacoli burocratici nel suo lavoro?
Gli ostacoli che si possono incontrare nel mio lavoro sono molteplici. Il più difficile e comune è la resistenza al cambiamento, spesso i processi coinvolti sono il risultato di routines insinuate negli anni, è facile sentire dire “abbiamo sempre fatto così”. È necessario preparare l’organizzazione al cambiamento, mostrando gli aspetti positivi di nuove tecnologie e/o procedure. Le novità introdotte devono seguire un percorso sostenibile e sono spesso necessarie delle sessioni di training che richiedono risorse disponibili e formate. Un altro vincolo può essere legato a questioni di budget, processi di approvazione lunghi con la necessità di presentare documentazione elaborata per richieste di investimento. Un tema che invece risulta strettamente legato al mio ruolo è la mancanza di dati: senza uno storico o l’accesso a dati che richiedono approvazione per la condivisione è difficile poter prendere decisioni oppure è necessario istituire processi ed infrastrutture per la raccolta di queste informazioni che richiedono tempo, risorse ed investimenti. Per poter superare questi ostacoli è spesso necessario andare ad adottare una comunicazione efficace costruendo delle relazioni cross-funzionali tra i diversi dipartimenti e dimostrare i benefici a lungo termine delle iniziative intraprese.
Qual’è stata la sua personale ‘mossa’ professionale più efficace per la sua attività di lavoro?
La chiave per il successo del mio lavoro è il coinvolgimento, le decisioni prese a tavolino e cascate all’organizzazione hanno solitamente un beneficio temporaneo. Ho visto che nei diversi workshop organizzati con i tecnici di manutenzione e le diverse parti dell’azienda sono sempre state evidenziate delle pratiche di cui altri non erano a conoscenza. Chi vede poco l’operatività giornaliera fa fatica a capire come una condizione di comfort del tecnico possa influire sulle tempistiche e qualità. Il confronto è sempre utile per individuare spunti di miglioramento per ogni parte coinvolta.
Qual è il futuro del trasporto marittimo e della gestione dei porti?
Il futuro del trasporto marittimo e dei porti è fortemente influenzato dai trend e progressi globali attuali. Sicuramente, Vado Gateway ne è un esempio, l’automatizzazione dei processi può portare ad un incremento dell’efficienza ed ad una riduzione dei costi. A tutto questo si lega anche l’adozione di nuove tecnologie. Un percorso che possiamo già intuire è quello della digitalizzazione e della connettività, infatti ci sono diverse iniziative che sono state sviluppate per la creazione di piattaforme digitali che permettono la condivisione di informazioni e la collaborazione tra i diversi stakeholders. Anche a seguito delle diverse normative il tema del Green shipping e della sostenibilità sono centrali, Maersk è un esempio di come i combustibili alternativi sono il futuro, infatti è da poco stata inaugurata la prima nave a metanolo. Dal punto di vista manutentivo è evidente come l’asset sia diventato il focus dell’organizzazione, l’adozione e l’implementazione dell’asset management nei porti e nelle organizzazione è secondo me un naturale progresso che vedremo in questo settore.
Qual è la sua opinione sul futuro delle energie rinnovabili nel settore marittimo-porti?
Come anticipato precedentemente il futuro delle energie rinnovabili nei porti e nel settore marittimo risulta promettente, l’adozione di carburanti alternativi è solo una delle tante iniziative che sono state intraprese negli anni. Le attività operative sono sempre più orientate verso l’elettrificazione, vengono infatti sempre più impiegati mezzi portuali elettrici. Il Cold Ironing è una tecnologia che permette la connessione delle navi in porto alla rete elettrica andando a ridurre l’uso dei motori e generatori. Ci sono in progetto navi con sistemi di propulsione avanzati che portano ad un risparmio energetico a bordo, con l’accoppiamento a sistemi di batterie e sistemi ibridi permettono di ridurre in modo significativo le emissioni. L’attenzione globale e la consapevolezza di necessità di cambiamento sono molto alte, questo sta permettendo di avere una transizione verso pratiche più sostenibili a lungo termine, in un settore in cui il consumo di energia è significativo.
Una battuta sul suo ruolo femminile in una professione finora prevalentemente maschile.
La visione della figura femminile nel settore manutentivo e nel settore dei porti sta profondamente cambiando negli ultimi anni, infatti si stanno facendo numerosi step in avanti verso la diversità e l’inclusione nel posto di lavoro. L’impegno che dedico quotidianamente nel mio lavoro ed i raggiungimenti che ho ottenuto nel tempo ed infine il premio che mi è stato conferito dall’AIMAN e dalla Fondazione Salvetti è secondo me un segnale di come le donne possano spiccare in un campo considerato prevalentemente maschile. È necessario per le organizzazioni promuovere in modo attivo l’impiego di risorse femminili a parità di skill curricolari. Il fatto che però vi debbano essere delle campagne di recruiting dedicate e la necessità di sponsorizzare l’inclusione mi fa pensare ad un cambio culturale necessario a partire dalle scuole primarie, dove l’esempio di donne che lavorano in ambiti tipicamente maschili può portare ad un cambiamento nel pensiero comune.
Grazie ingegnere, lieti di ospitarla ancora nel nostro sito.

Condividi l'articolo