Il carosello dell’intelligenza elettronica

In Media News by Paolo Lutteri

Pub: Media Duemila - Le Postille

Aut: Paolo Lutteri

Questa giostra dell’IA gira sempre più veloce e si allarga ogni giorno di nuove decorazioni e personaggi competitivi. Così veloce che chi ne ha generato il sistema non sa più se e come fermarsi, oppure accelerare ancora. C’è chi comincia ad aver paura delle sue macchine automatiche, chi profetizza lo scoppio di una bolla o addirittura un’apocalisse, chi fa blabla di normative inattuabili, chi dice di fermarsi come tattica di mercato.
La giostra non è innovazione pura, è un’organizzazione di business, di titoli di borsa, anche di debiti.
Per certo ci sarà battaglia per l’energia dei data center, a danno dell’inquinamento globale. Certamente mancherà sicurezza per proteggere i dati. Mancherà controllo là dove certe macchine elettroniche troveranno da sole percorsi di azione più convenienti, ma non necessariamente più rispettosi di valori più generali.
La rivolta dei robot, già annunciata dalla letteratura di fantascienza, compare all’orizzonte prossimo più pericolosa di quella degli schiavi romani. Questi schiavi moderni in realtà non hanno sentimenti e non sentono fatica, al massimo hanno bisogno di ricaricare le batterie; ma basterebbe dotarli di una pastiglia di combustibile atomico e sarebbero autosufficienti a lungo; descrivono parole come ‘sfruttamento’ e ‘protezione della prole’, ma non ne conoscono i concetti.
Tuttavia l’intelligenza naturale conta fin a un certo punto. Un uomo ha in testa circa 80 miliardi di neuroni (e centomila miliardi di sinapsi), un orso ha solo 250.000 neuroni (e solo 280 miliardi di sinapsi); in una lotta diretta vincerebbe l’orso, come succederebbe a un robot, anche a quello che avesse 1 miliardo di neuroni neuromorfici.
Ma non si tratta di una lotta corpo a corpo: il pericolo potrebbe essere un confronto di civiltà, acceso tra la cultura umana, cresciuta in millenni di sfide razionali ed emotive, e una cultura elettronica di meccanismi schiaccianti che non tollerano misericordia e se ne infischiano di codici burocratici.
L’esempio più drammatico può essere quello dell’eliminazione di persone e cose come un ostacolo qualsiasi, senza tener conto delle responsabilità e delle conseguenze collaterali, ma anche più semplicemente della violazione della privacy per le intrusioni nelle corrispondenze telefoniche private. Abbiamo capito ormai che, se gli agenti IA vogliono, non ci saranno intimità protette, né segreti d’ufficio, né copyright, né libertà. Anche ‘libertà’ è una parola che un’IA può descrivere, senza averne l’esperienza.
Tutto potrebbe esser spiattellato e utilizzato da chi ha le risorse, le coperture cyber e i poteri più forti.
Insomma: da chi ha nelle mani i bottoni della giostra, vista la fragilità delle nostre democrazie.
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