
Guadagnare sul futuro
Pub: Media Duemila - Le Postille
Aut: Paolo Lutteri

Nel nostro mondo, complesso e mutevole, guardare avanti significa scegliere un percorso di vita e prendere la misura dei rischi. Se non lo fai, subisci e basta. La scelta può essere ridotta a breve termine oppure a breve raggio: un’agenda mensile e un’attenzione alla professione e al vicinato. Chi è religioso conserva, per il dopo, fiducia nella clemenza divina. Anche i debiti si rimandano al dopo, i figli cresceranno in autonomia.
Appena fuori dalla finestra di casa si potrebbe pensare a un futuro governo, a future passioni, magari al prossimo inquinamento planetario o al cambiamento climatico. Le crisi e le guerre sono oggetto di discussione, ma il piccolo cittadino ha voce bassa e poco potere. Così le notizie cattive sembrano prevalere su quelle buone e la volontà si spegne un po’. Senza lungimiranza, si vive giorno per giorno, alla meglio, poi vedremo.
Cicale, cicale, cicale, poi andremo a chiedere aiuto alle formiche laboriose.
Ma c’è chi, stimolato da certi mass media, ha speranze imminenti: scommettiamo. Il giro d’affari delle scommesse nel mondo (valore dell’industria globale del gioco d’azzardo) è stimato in circa 600 miliardi di euro per il 2026. In Italia vale circa 7% del PIL. La crescita è travolgente, sospinta dall’adozione delle tecnologie digitali che agevolano scommesse da apparecchi mobili.
Scusate: non è il ‘mercato delle scommesse e dei giochi d’azzardo’, né solo quello vetusto dei casinò, ippodromi, tombole o slot machine; si chiama ‘mercato degli scenari predittivi’. Un bel balzo semantico per succhiare soldi sul futuro. Un mercato estremamente produttivo per chi lo gestisce. E’ importante anche il traino dei contenuti mediatici.
Si gioca per divertirsi, per sfidare la sorte o per cercare di dimostrare le proprie capacità divinatorie. Tutti sanno che pochi vincono e molti perdono, ma l’ambizione personale è travolgente. Se poi ci sono dipendenze psicopatiche, che importa ai direttori del gioco?
Dietro le platee di sfidanti la digitalizzazione ha messo su computer e smartphone la possibilità di far raccogliere montagne di denaro agli organizzatori di scommesse. Senza confini, senza regole precise, senza troppe dichiarazioni fiscali per giocatori che restano anonimi. Le quote delle scommesse fanno anche statistiche previsionali sulla gestione economica, sui risultati sportivi, sulle tendenze di consumo, sulla politica. Come se l’opinione pubblica volesse manipolare i destini del mondo, investendo sulla sorte, invece che sul lavoro.
E’ una novità del nostro mondo che certe piattaforme tecnologiche stanno sfruttando per raccogliere altro denaro e profilare vieppiù gli utenti. Tra poco le intenzioni delle puntate di gioco entreranno negli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale.
Anche il divertimento più semplice di indovinare chi vincerà la Coppa del Mondo di calcio è un business miliardario, come per la Formula 1, il tennis, il basket, perfino le elezioni e i risultati di guerra.
Insomma: un business che si basa sistematicamente sulla perdita economica della maggior parte degli utenti, per generare profitto per pochi, non è un’impresa etica da apprezzare. Il gioco è solo un pretesto, uno sfruttamento di opinioni, un prelevamento di risparmi basato sulla seduzione.
Qualche sospetto di speculazioni poco morali non manca, vista la mole dei valori in palio e gli aiutini, volontari o no, che i media possono fornire agli utenti abituali e potenziali. Forse alcuni giornalisti potrebbero stare più attenti.
