Giustizia climatica

In Editoriale del mese by Paolo Lutteri

Aut: Paolo Lutteri

Sviluppo sostenibile. Belle parole degli scienziati e di chi è sensibile all’ecologia, ma a metterle in pratica molti sono reticenti. Reticenti grandi aziende, reticenti certi governi, reticenti tanti cittadini: aggrappati al presente, ai ricavi dell’oggi, senza pensieri per il futuro. Facciamo un riepilogo della situazione climatica, per sommi capi.
I rischi:
• inquinamento dei suoli, delle acque e dell’aria; • cambiamenti climatici, surriscaldamento e scioglimento ghiacciai; • alterazione degli ecosistemi, deforestazione, perdita di biodiversità.
Le iniziative ‘green’:
• ridurre emissioni di combustibili fossili; • incentivare energie rinnovabili; • migliorare efficienza energetica e manutenzione; • misure di finanziamento per sostenere la resilienza ai cambiamenti.
Le motivazioni dei reticenti:
• 
interessi economici dei settori tradizionali, difesa dei posti di lavoro e di potere politico; • scetticismo climatico, impreparazione, indifferenza, superficialità; • costo della transizione ecologica.

La realtà dei rischi locali e globali è sotto gli occhi di tutti. Possiamo sperare in una crescita della coscienza e della responsabilità di tutti, oltre che in una serie di innovazioni tecnologiche, plurinazionali e condivise, con una maggiore sensibilità e efficienza dei governi e un impegno da parte dei cittadini. Intanto i tempi stringono.
I congressi internazionali sono serviti a illustrare i problemi, ma certi governi hanno tenuto atteggiamenti conservatori e contradditori. La prossima COP30 (United Nations Climate Change Conference) si terrà a Belém, Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025. Sarà un appuntamento cruciale per le politiche climatiche globali, con particolare attenzione ai finanziamenti e alla giustizia climatica. Non c’è magistratura internazionale che possa controllare la situazione, abbiamo solo un’opinione pubblica fatta da movimenti spontanei, spesso giovanili.
L’Unione Europea ha varato un Green Deal con una Normativa precisa per incentivare l’uso di energie pulite e ridurre le emissioni nocive, ma c’è qualche iniziativa di retromarcia. La Russia ha approvato una Dottrina sul Clima con linee guida forse insufficienti. Anche Brasile e Messico sono nella stessa situazione. La Cina ha adottato strategie positive contro l’inquinamento, ma la sua crescita economica e industriale è ancora legata ai combustibili fossili, come l’India e il Pakistan. In Arabia stanno cercando di diversificare per evitare troppa dipendenza dal petrolio. Il ciclone dentro la Casa Bianca di Washington è un altro pericolo all’orizzonte.
Per aggiornamenti: https://climateactiontracker.org/publications/

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