Geopolitica digitale

In Media News by Paolo Lutteri

Pub: Media Duemila - Le Postille

Aut: Paolo Lutteri

Oggi il potere tecnologico sta nelle menti dei leader di Stati Uniti e sue Big Tech. E’ palese che linguaggi, algoritmi, hardware e software non siano totalmente neutrali, anzi sono strumenti di egemonia industriale e politica. Anche in questo campo si affaccia una volontà espressa di cultura neo-colonialista, che comprende aggressioni armate.
Intanto le Nazioni Unite, anche se disgregate politicamente, sostengono un quadro multilaterale: il ‘Global Digital Compact’ (www.un.org, avviato nel 2024 a New York al Summit of the Future da 193 Stati), una sorta di Costituzione digitale globale per costruire un ordine globale a beneficio di tutta l’umanità, basato su sicurezza, diritti e inclusione, evitando che l’Intelligenza Artificiale sia governata da pochi attori dominanti. L’IA può diventare un rischio sistemico globale per disinformazione, discriminazioni, manipolazioni antidemocratiche, deepfake. Per l’ONU l’Intelligenza Artificiale è un bene pubblico globale. Oggi un’IA addestrata solo su linguaggi, regolamenti e dati di parte non è neutrale.
L’Europa ha suggerito in proposito normative, non vincolanti, e non ha ancora una sovranità digitale autorevole, così come la gran parte di Paesi importanti come l’India, il Brasile, l’Indonesia, il Giappone, l’Australia…
La Cina, con le sue Big Tech in accelerazione, già nel 2025 aveva proposto ai Paesi non allineati un’alternativa digitale indipendente dal sistema Usa. Qualche giorno fa (16 luglio) 29 Stati hanno firmato a Shanghai un’accordo-alleanza, fondando ‘WAICO’ (World Artificial Intelligence Cooperation Organization – www.arxiv.org), un’organizzazione intergovernativa geopolitica, con forte presenza di Cina, Russia, Brasile, alcuni Paesi africani e del Sud‑est asiatico. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha partecipato alla cerimonia di firma.
La strategia tecnologica del Sud globale non è un piano unitario, ma viene definita come un insieme di percorsi convergenti che mirano a ridurre dipendenze strutturali, costruire capacità autonome e ridefinire il ruolo dei Paesi emergenti nell’economia digitale mondiale.
Di fatto sembra uno strumento geopolitico per ridurre la dipendenza dalle piattaforme USA e costruire un polo alternativo, guidato dalla Cina. La contrapposizione non è tanto tecnologica, ma piuttosto diplomatica e regolatoria, ad evitare che i dati dei cittadini siano gestiti esclusivamente da attori esteri di parte. Nelle intenzioni, WAICO dovrà promuovere standard condivisi e interoperabili, facilitare cooperazione scientifica e industriale, sostenere il ruolo industriale e culturale del Sud Globale nella definizione delle regole dell’IA, promuovere prosperità condivisa, ridurre la dipendenza da infrastrutture e standard occidentali. Per la Cina si tratta di aggregare il Sud Globale, in particolare l’Africa che sarà il principale motore demografico del prossimo futuro, pur nella capacità industriale limitata, nella carenza di competenze avanzate, nei divari digitali tra aree urbane e rurali, nella frammentazione culturale tra Stati. Ovviamente, nello scenario di sfida alla colonizzazione americana, questa iniziativa è un acceleratore dell’internazionalizzazione del sistema cinese.
E noi europei? Come ci tuteliamo? Una mossa normativa l’abbiamo fatta, ma occorre consolidare l’avviamento di un’autonomia tecnologica e industriale, aperta alle inclusioni e alle collaborazioni, senza bisogno di ombrelli di leader di grandi potenze. Occorre anche a noi una posizione di geopolitica digitale strategica. Dialogare comunque, e tener conto delle riflessioni non farà male.
https://www.media2000.it/geopolitica-digitale/

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