Energia e ambiente

In Zoom by Paolo Lutteri

Aut: Pietro Oriani

Sul nostro pianeta abbiamo bisogno di conciliare due grandi questioni, quella delle risorse energetiche e quella di uno sviluppo ambientale sostenibile. Da queste dipenderanno le soluzioni politiche e sociali, globali e locali. Abbiamo chiesto al nostro Socio ing. Pietro Oriani di raccontarci che si dice a proposito dell’idrogeno, con qualche esempio industriale, non solo italiano.
Idrogeno verde e transizione sostenibile.
Verde è sostanzialmente l’idrogeno prodotto per elettrolisi dell’acqua utilizzando energie rinnovabili come l’eolica e la fotovoltaica. Già oggi si producono annualmente circa 80 milioni di tonnellate di idrogeno, ma solo 1% è verde, il resto è prevalentemente ‘grigio’ (prodotto da idrocarburi con emissione di circa 830 milioni di tonnellate di CO2) e in minima parte ‘blu’ (prodotto come il ‘grigio’ ma utilizzando processi di cattura della CO2). Le proiezioni di utilizzo di idrogeno ipotizzano un fabbisogno di 200 milioni di tonnellate nel 2030 e di 500 milioni di tonnellate nel 2050.
Per il Green Deal europeo e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU l’idrogeno verde può rappresentare un fattore chiave per centrare gli obiettivi climatici globali in virtù di un sostanziale contributo alla decarbonizzazione di settori ad elevata intensità energetica, in particolare trasporti e settore chimico. Il problema principale per rendere praticabile la transizione sostenibile è lo sviluppo tecnologico di una capacità produttiva su larga scala: rimpiazzare l’attuale produzione inquinante di idrogeno grigio con idrogeno verde da elettrolisi dell’acqua richiederebbe oggi 820 GW di energia eolica dedicata (il 26% in più di quella globalmente installata attualmente!).
Alcuni progetti pilota, che puntano sulla messa a punto del processo produttivo su larga scala di idrogeno verde, sono in stato avanzato di sperimentazione: su una piattaforma nel Mare del Nord un progetto olandese prevede a partire dal 2022 di elettrolizzare acqua marina desalinizzata utilizzando generatori eolici offshore; in Danimarca, con l’apporto di tecnologie tedesche, è in fase avanzata di messa a punto un progetto analogo che, con una potenza di 3 MW da generatori eolici destinata a un impianto elettrolitico da 400 kW, prevede già in questi primi mesi del 2021 l’avvio della fase produttiva.
In parallelo ai test necessari al consolidamento del processo produttivo su scala industriale, le multinazionali della ricerca hanno già sviluppato tecnologie di supporto all’ emergente economia dell’idrogeno (membrane per il processo elettrolitico e le celle a combustibile) e sono in fase di implementazione le soluzioni industriali per lo stoccaggio e il trasporto dell’idrogeno.
E numerosi sono i progetti già in campo per l’utilizzo dell’idrogeno: ● Hyundai ha un contratto con aziende cinesi per la fornitura di 4.000 TIR alimentati a idrogeno, nel contesto di una previsione di vendita di circa 30.000 mezzi pesanti a idrogeno entro il 2030; ● Airbus lo scorso settembre ha annunciato la volontà di sviluppare un aereo a idrogeno entro 5 anni; ● Toyota lo scorso dicembre ha presentato il modulo RexH2, una soluzione di alimentazione a idrogeno per uso marittimo; ● a Copenhagen si prevede di utilizzare l’idrogeno verde prodotto dall’impianto pilota in fase di avviamento per alimentare 50/70 Taxi ogni giorno; ● nel 2023 anche in Italia dovrebbe arrivare la prima linea ferroviaria con treni a idrogeno: il  progetto H2iseO prevede la sostituzione dei treni diesel nel Sebino e in Valcamonica.
Sempre in Italia la società SNAM (50% degli investimenti 2020/24 dedicati a rendere la sua infrastruttura di distribuzione gas – 1.200 km di rete – Hydrogen-ready) ed ENEL (che prevede di accrescere la capacità di idrogeno verde a oltre 2 GW entro il 2030) sono attive in questa transizione energetica e il Ministero dello Sviluppo Economico italiano ha adottato lo scorso novembre il documento “Strategia nazionale dell’idrogeno – Linee guida preliminari” ,che prevede di investire nel settore di 10 miliardi di euro e di soddisfare con idrogeno il 2% della domanda finale di energia entro il 2030 ( con prospettiva del 20% entro il 2050). Tuttavia l’impressione è che altri corrono, mentre in Italia si cammina nel solco di una politica priva di visione generale.

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