
Dove andiamo
L’incontro con Francesco Giavazzi, Docente di Economia Politica all’Università L. Bocconi di Milano, ha riunito nella Sala del Casello del Centro di Formazione Management del Terziario una platea di amici non solo interessati culturalmente, ma anche direttamente coinvolti nella gestione dei propri business industriali. Giavazzi ha esordito sottolineando la situazione straordinaria dell’economia oggi: “Indebitarsi non costa (quasi) niente, cioè i tassi di interesse oggi sono nulli o molto bassi”. Le Banche centrali tengono i tassi bassi per cercare di favorire la crescita, ciònonostante gli Stati non investono. Mancano investimenti pubblici e privati sia in Germania sia negli Stati Uniti sia in Italia. C’è una ragione demografica: nei paesi occidentali, con una forte predominanza delle età tra 30 e 50 anni, la gente risparmia mediamente il 30% dei propri guadagni. In Cina oggi non c’è una rete sociale garantita, occorre pagare per la scuola, per la salute, non c’è sistema pensionistico, quindi i lavoratori cinesi risparmiano per il loro futuro, mediamente il 50% del reddito. Anche se sarebbe il momento di fare, nei Paesi occidentali gli investimenti pubblici oggi sono frenati anche dalla burocrazia oltre che da considerazioni di bilancio pubblico. Intanto le infrastrutture sono a rischio; non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti e in Germania dove molte opere pubbliche sono ormai datate e tecnologicamente superate. L’Italia per di più è gravata da tanti debiti, ma dal momento che sembra finito il momento dell’austerità, si dovrebbero fare investimenti nel sociale; in particolare, dal momento che la globalizzazione premia solo le eccellenze e che la causa delle disuguaglianze è la carenza di istruzione, bisogna proprio investire nella scuola e nell’educazione. Potremo così creare prodotti o servizi a più alto valore aggiunto nei confronti di altri Paesi già molto attivi.
Ma in Italia, da molti anni, la produttività non cresce, anche se qualcuno fa … +10 e qualcuno … -10! La crescita zero è frutto di una media fra realtà che sono cresciute e altre che sono peggiorate. Giavazzi elenca tre fattori critici, a causa dei quali la produttività non cresce: dimensione, protezione, proprietà. Per la dimensione: mentre c’è una parte del Paese che compete sul mercato internazionale, fatto da aziende medio e medio grandi che hanno aumentato molto la produttività, in Italia abbiamo troppe piccole imprese (meno di 10 dipendenti), poco produttive. Per la protezione: mancano leggi sulla concorrenza, la produttività non ha incentivi, le professioni sono qualificate ma corporative; l’Italia è avanzata nel settore manifatturiero, ma poco nel settore dei servizi. Quanto alla proprietà, purtroppo le aziende pubbliche sono protette e molte non funzionano (in 13.000 aziende pubbliche locali ci sono più amministratori che dipendenti); i sussidi pubblici (30 miliardi di euro all’anno, di cui 20 per il pubblico e 10 per il privato) garantiscono le imprese anche private e tolgono stimoli alla produttività; si procrastinano con gli aiuti aziende che non funzionano più, illudendo i lavoratori. Giavazzi ricorda di aver proposto di destinare questi importi all’abbattimento del cuneo fiscale, ma la burocrazia stoppò l’iniziativa. I politici, per non perdere voti, hanno spostato il potere decisionale sui funzionari così le gare d’appalto sono complicate, rischiose, e i funzionari proteggono con una lenta burocrazia la gestione degli investimenti.
A seguire, anche il breve dibattito con i partecipanti all’incontro ha messo in evidenza un panorama economico e finanziario molto complesso, nel quale costi e comportamenti improduttivi frenano lo sviluppo economico.
