
Bugie e fact-cheking
Pub: Media Duemila - Le Postille
Aut: Paolo Lutteri

Scorrono manipolazioni dei fatti, strumentalizzate o demenziali. I media vogliono pubblico e spesso usano iperboli e congetture fantasiose. Qualche volta sono frottole, non sempre sono falsità totali. Perlopiù sono suggerimenti, omissioni di contesto, parziali distorsioni, ipotesi depistanti. Il pensiero è libero, ma, se le espressioni danneggiano individui o comunità, chi le diffonde ne è responsabile.
Quando la fonte di informazioni false è un leader politico, l’offesa alla collettività è ancor più grave pur se diventa difficilmente perseguibile per il ‘carisma’ dell’autore. Negli Usa Donald Trump definisce ‘day of love’ il giorno dell’assalto al Campidoglio, sparge con foga retorica notizie miracolose sull’economia, sull’occupazione, sulla soluzione dei conflitti, e scredita aggressivamente chi si oppone alla sua egemonia. Quando i fact-cheker lo smentiscono, risponde con insulti personali, non usa prove. Non succede solo a lui. La lista delle bugie o mezze verità dei leader in tutto il mondo è lunga lunga (si può consultare su internet oltre che nei report delle unità di fact-cheking, purtroppo poco consultati dal pubblico).
I servizi segreti dei governi, per mestiere, manipolano informazioni. Bugie per avviare una guerra le ha dette Tony Blair, ma anche Vladimir Putin, smentito dall’Onu. Benjamin Netanyahu usa retorica avvilente verso i Palestinesi. Rodrigo Duterte nega esecuzioni extragiudiziali. La Cina non ha organismi indipendenti di fact-cheking, è autoreferenziale: lì è vietato ipotizzare che i leader dicano falsità. La coerenza interna è fortissima.
Altrove i leader si fanno ridere dietro per le stupidaggini: Mariastella Gelmini aveva parlato di un tunnel tra il Gran Sasso e Ginevra, Narendra Modi aveva suggerito alla sua aviazione di sfruttare le nuvole per sfuggire ai radar, Jair Bolsonaro diceva che i vaccini Covid potevano trasformare gli uomini in alligatori, Robert Mugabe ha sostenuto che l’Aids è stato causato da rapporti con gli alieni.
In generale occorre distinguere i fatti dalle opinioni. Un po’ ovunque le allucinazioni extraterrestri (presunte madonne comprese) compaiono per attirare attenzione. In campo religioso ci sono inviati divini, autoproclamati, di ogni confessione. Come le Malebolge dei falsari danteschi, anche un paradiso affollato di divinità uniche è quantomeno risibile, ma è solo letteratura.
Ovviamente i media non aspettano altro: amplificano manipolazioni di regime o smascherano idee suprematiste. Nel nostro mondo, che ha una ricca verve creativa e sprovveduta, sembra che le bufale semplici abbiano più successo delle verità complesse e che i discorsi da bar o da social siano più seguiti dei report degli istituti scientifici.
L’appeal vale anche per quelle immagini artefatte con AI a scopo propaganda e con chatbot che potrebbero istigare a crimini o comportamenti impropri. Vale anche per quei negazionisti che si oppongono alle iniziative di sostenibilità ecologica nonostante le prove esibite dalla comunità scientifica.
Per orientarsi: l’International Fact-Checking Network (https://www.poynter.org/ifcn/) promuove l’integrità dell’informazione con oltre 180 piattaforme certificate in 70 Paesi. Anche Google Fact Check Explorer permette di verificare rapidamente qualsiasi enunciazione digitale.
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