
Probabilmente
Pub: Media Duemila - Le Postille
Aut: Paolo Lutteri

Mass media e social sono scatenati nelle previsioni. Non è semplice capire quel che succede. Ed è molto difficile immaginare quel che succederà. Gli attori, gli argomenti, le cause e gli effetti non sono poi così ben identificati. Sul futuro prossimo e remoto possiamo parlare di probabilità, con punteggi più o meno alti. Gestiamo al meglio questa nostra generazione ma non nascondiamo il rischio per le prossime.
Per esempio: il cambiamento climatico sembra certo, ma non se ne sanno ancora le misure e i tempi. Una delle cause è probabilmente l’aumento del consumo energetico che fa crescere la temperatura dell’aria. Il conseguente inquinamento è un effetto dello sviluppo industriale, ovvero dell’aumento dell’offerta e del consumo di beni e servizi nella società civile. E non è un problema locale, ma globale. Si potrebbe spingere sulle energie alternative, ma ci vorrà tempo.
Ridurre drasticamente i consumi non sembra possibile, perché frenerebbe tutto il sistema economico sul quale è basato il benessere delle popolazioni, sia nel mondo capitalista che in quello socialista. Alimentazione, salute, abbigliamento, risorse di comunicazione e di istruzione, gestione di beni e impianti, commercio, ricerca scientifica e tecnologica sono controllabili solo se la comunità è compatta. A livello planetario sembra impossibile gestire uno sviluppo sostenibile condiviso, anche perché imperversa una competizione tra aziende e fra Stati che produce guerre e discriminazioni.
Il consenso sembra un’abitudine normale e sostenibile solo nelle singole unità. Se analizzato per grandi dimensioni probabilmente diventa impossibile. E’ impossibile mettere d’accordo tutti i popoli, le fedi, le culture e gli individui ai quali piace, irresistibilmente, giorno dopo giorno, esprimere la propria personalità, se non il proprio ego bruto. Ci sono tante eccezioni, ovviamente, ma nel calderone i pesci prepotenti dominano i pesci più umili.
Le crisi passate nella storia del mondo sono state poca cosa rispetto a quanto succede all’antropocene attuale. Non è certo positivo perseverare in uno sviluppo insostenibile, ma disperarsi non conviene.
Il piano di sopravvivenza consiste, probabilmente, solo in un rallentamento di sviluppo e in un procrastinamento degli effetti letali che la nostra civiltà ha costruito. Procrastinare, in sostanza, è la stessa operazione che gli economisti suggeriscono quando sostengono investimenti facendo debiti. “Pagheremo quando potremo, altrimenti faremo un altro debito per pagare gli interessi sui debiti precedenti. Dopo di noi si salvi chi può”.
Bel pensiero, ma probabilmente è immorale. O è un eccesso di dopamina.
https://www.media2000.it/probabilmente/
