
Maintain the world
Aut: Stefano salvetti
MANUTENERE IL MONDO. E’ importante unire gli eventi significativi del percorso storico della gestione industriale perché solo così si dà al divenire dell’homo faber un significato del suo avanzare ed un senso profondo nella conquista di sempre maggiore potenza tecnica.
DAL GIURASSICO ALL’HOMO FABER. Si dice che, quando una scimmia nel gruppo intorno al fuoco notturno abbia chiesto agli altri “che cosa è un uomo?”, esso sia nato. Perché è apparsa la coscienza di sé. E quando l’uomo capì la potenza della tecnica iniziò a costruire i primi strumenti: gli utensili da lavoro. Costruiti, usati, aggiustati. Il primo passo del concetto manutentivo è stata la riparazione: unire due pezzi rotti per farli tornare a funzionare
DA IERI ALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Ovvio citare il telaio a spoletta volante che iniziò la tessitura meccanizzata mosso da una macchina a vapore; così iniziò in Inghilterra la rivoluzione industriale che continuò con infrastrutture adeguate, tipicamente la via ferrata che unirà il midwest di Chicago con San Francisco dell’ovest. Nacque qui il primo concetto di avaria: il pericolo che il break-down potesse stoppare il processo produttivo. La manutenzione d’intervento fu tanto più vitale quanto immediata, perché l’impresa non si poteva fermare. Negli anni ’70, con la terotecnologia, si iniziò a pensare che la manutenzione dovesse essere progettata insieme al layout produttivo: infatti macchine irraggiungibili da uomini e mezzi non sarebbero potute essere manutenute. Successivamente il discorso manutentivo si è esteso alle criticità dei disastri ambientali: per esempio, assente ogni capacità manutentiva, si sarebbero sversate nel Golfo del Messico tonnellate di idrocarburi.
DALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE ALLA CIVILTA’ DELLE MACCHINE. Seguendo la filosofia di Emanuele Severino, mentre il capitalismo segue la massimizzazione del profitto, la tecnica insegue la massimizzazione della potenza, cioè della sua capacità di saper fare. A differenza del sistema economico, che trova un limite nello sfruttamento finale, la tecnica non ha limiti alla potenza perché le macchine costruiscono ora altre macchine ed altre ancora senza nessun limite. La domanda ora è: come manutenere queste macchine? Si è passati da una visione di riparazione ad una più evoluta di assets-management, da una rimessa in servizio ad un ottimizzazione in servizio con arresti zero e incidenti zero, ad una gestione che non è soltanto la logistica dei pezzi di ricambio per sostituire l’usurato. I tempi necessari utili sono quelli da pit stop di Formula 1, o addirittura ad un livello di sensori, attuatori e computer per cui si ‘sente’ in tempo reale se la macchina scalda o vibra o se la tubazione è troppo sottile e perde; la gestione è automatizzata tramite computer perché tutto funzioni senza arresti produttivi.
DA OGGI AL PROSSIMO DECENNIO. Senza una visione prospettica non si può procedere. In tempi di cambiamenti repentini e turbolenti dobbiamo dare un’asse di riferimento al nostro procedere. Sostenibilità è un concetto difficile da praticare. Ci proveremo, anche dalle pagine di questo sito, con un percorso di conoscenza e di formazione fatto di documentazione ma anche di interventi critici personali. E’ cultura industriale e questa è solo una prima tappa.
(Stefano Salvetti è il Presidente della Fondazione Salvetti)
