
Troppo semplice
Pub: Fondazione Salvetti
Aut: Paolo Lutteri

La produzione industriale macina ogni filosofia e morale. Vince il risultato economico. Gli obiettivi del capitalismo, ovvero dell’imprenditoria industriale e commerciale, sono quelli di fare utili. Fare utili significa investire denaro e far sì che uomini, macchine e processi di lavoro consentano di vendere prodotti e servizi a un prezzo più alto del costo dell’investimento. Così fan tutti.
Troppo semplice?
Si, perché bisogna tener conto di varie motivazioni, argomenti ed elementi interni ed esterni della produzione, con tutto il rispetto per quei ‘capitani’ d’industria che hanno finora migliorato la civiltà del pianeta.
- Sono ben rispettati i diritti dei lavoratori e le leggi sociali, ovvero ci sono remunerazioni adeguate e gli oneri sociali sono pagati?
- E’ garantita la qualità di prodotto e di servizio e un comportamento leale col mercato?
- L’ambiente non risulta penalizzato? Va bene produrre carburanti ma dove finiscono i residui di lavorazione?
- Oltre alla sostenibilità ambientale interna collegata ai processi produttivi, c’è quella esterna che non è solo inquinamento materiale, ma è connessa alla finalità dei prodotti: per esempio produrre strumenti di guerra, finanziare anche indirettamente attività illecite o criminali. Più banalmente sostenere iniziative di marketing per stimolare bisogni e indurre assuefazione di acquisti farlocchi.
- Poi ci sono le burocrazie e le pressioni della governance politica, un àmbito di discussione condizionato anche da corporazioni e avvocature, nazionali e internazionali.
- Ci sono sicuramente questioni di intreccio e controllo politico. Dovremmo coinvolgere le forme di democrazia e sovranità popolare (o no) alle quali dare responsabilità.
Eppure su questi argomenti interni ed esterni non c’è molta attenzione. Operai, impiegati e manager sono esecutori. La missione di chi guida le aziende si limita spesso a orizzonti temporali ristretti, con scarsa attenzione alla sostenibilità futura, alla manutenzione di lungo periodo, allo sviluppo della civiltà generale.
Risultati economici subito, anche a costo di debiti. E così le opportunità finanziarie procurano disponibilità immediata e spostano gli oneri in là nel tempo, eludendo assunzioni di responsabilità.
Troppo semplice?
Sì, perché grazie alla cultura un po’ di senso critico ci rimane e non possiamo restare osservatori inattivi.
Un po’ di coscienza ce l’abbiamo, ma come uscire dal ginepraio degli eccessi del capitalismo/consumismo industriale, ancora non l’abbiamo capito.
