Tirare a campare?

In Editoriale del mese by Paolo Lutteri

Aut: Paolo Lutteri

Oggi lasciatemi fare un’analisi rozza, proprio rozza, della situazione. Può darsi non corrisponda completamente al vero, ma è una visione istintiva del mondo che non riesco a trattenere.
Noi umani oscilliamo continuamente tra la competitività e il ‘tirare a campare’. Siamo competitivi in amore, nelle relazioni, nella professione; vogliamo vincere ai Giochi Olimpici, al Campionato di Calcio, nei videogiochi, nei migliori acquisti di moda, nei migliori consumi qualità-prezzo. Da europei, ci nominiamo più bravi degli americani, dei russi, dei cinesi, anche se l’Europa disunita non riesce a fronteggiarne la supremazia.
In realtà le velleità di vittoria (nella storia prevalentemente maschiliste) cozzano con la scarsità di risorse: i governi tirano a campare con le promesse irrealizzabili e i debiti finanziari; social e mass media tirano a campare con il gossip, la cronaca rosa e la cronaca nera. Sopportiamo la mediocrità e ci arrabattiamo per risolvere i problemi dei servizi e della manutenzione (nella storia prevalentemente femminili).
Questi pregiudizi sul maschile e femminile dovrebbero cessare in una società moderna, ma vivacchiano ancora.
Nel privato la felicità dura mediamente poco. Alti e bassi di umor mutante perché lo stress e la complessità della vita sembra aumentare. Nella vita professionale i leader sembrano competitivi, ma la base sembra tirare a campare perché le disuguaglianze sociali non diminuiscono. Gli scienziati scoprono l’invisibile e i tecnici informatici dominano i percorsi di conoscenza e di comunicazione. I cittadini qualunque si scoprono utili per consumare informazioni di … consumo. I politici competono per prendere poltrone, poi tirano a campare perché non sono capaci di gestire la cosa pubblica. I sovranismi competono a suon di cannonate e stragi. Le Organizzazioni internazionali tirano a campare raccontando i rischi e rinviando gli interventi di sostenibilità.
Ah, potessimo avere un’educazione più razionale, una coscienza più responsabile, un’azione meno intermittente, una giustizia più uniforme, un rispetto paritario di diritti e doveri. Evidentemente, nonostante l’intelligenza artificiale e la robotica, viviamo in un antropocene ancora poco sapiens.
Ma proprio perché i temi di miglioramento sono tanti, facciamoci coraggio, ecco lo scopo della nostra Fondazione.

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