
Tempi di guerra
Pub: Media Duemila - Le Postille
Aut: Paolo Lutteri

L’avvio della tecnologia delle macchine, inizialmente, faceva paura ai nostri antenati ma è stata fondamentale per il benessere e il progresso, anche se il controllo è un po’ sfuggito di mano. Come danni collaterali ha sviluppato situazioni oggi insostenibili: capitalismo industriale, inquinamento, disuguaglianze sociali, mancato rispetto dei diritti di base (salute, alimentazione, educazione, lavoro, libertà, democrazia…). Non abbiamo paura di nuove macchine, se sono supervisionate da intelligenza e saggezza umana. Potrebbero esserci ancora più utili.
Adesso il progresso si deve misurare con la comunicazione globale. Tutto è connesso e la sostenibilità generale diventa fondamentale. Purtroppo ogni innovazione è guidata dal marketing delle grandi ricchezze economiche e dalle velleità politiche. Le sfide sono in corso, e si trasformano in guerre.
Togliamo gli abiti paludati. Chi fa guerra la fa prima di tutto per l’egemonia, non per salvare chicchessia. E l’egemonia vuole il controllo delle risorse. Le risorse sono beni materiali, minerali, agricoli, immobiliari e servizi finanziari. La gestione è affidata alle tecnologie, imbeccate da algoritmi convenienti per coloro che comandano, ovviamente. Le procedure si applicano ai consumi, alla giurisprudenza e ai governi. Mao Zedong diceva che le idee giuste nascono dalla pratica sociale. Sì, quella preferita dal governo.
Oggi la macchina di attualità è l’Intelligenza Artificiale. Quella che sostituisce il lavoro umano, che pianifica operazioni economiche, risolve problemi scientifici, raggiunge bersagli da remoto. Quella che si autoistruisce per essere più efficace. Un’intelligenza anonima dietro gli algoritmi di probabilità statistica? Ci sta bene, è veloce, è utile, ma la vita è nostra e le azioni e gli algoritmi li dobbiamo controllare noi. Noi cittadini, non governanti arroganti o inventori egotici.
Di strumenti digitali abbiamo bisogno, ma la realtà è complessa, le sfumature della morale e del sentimento non possono essere affrontate solo con algoritmi matematici. Oggi l’Intelligenza Artificiale partecipa alle guerre. Non possiamo lasciare armi cariche in uso autonomo alle macchine. Le regole e le responsabilità dobbiamo assumercele noi umani. Dietro ogni arma, anche autonoma, c’è un nome e cognome e una volontà. E vorrei non avesse il sorriso sulle labbra, né che invocasse una divinità senza misericordia come protezione.
Gestire la tecnologia è questione di affidabilità, ma anche di rispetto di diritti, di controllo, di comportamento leale oltre che di immaginazione e creatività. Una superficiale comprensione potrebbe essere insufficiente, irragionevole e autolesionista.
Se domani la ragione imperante fosse affidata alle macchine, sarebbe la fine dell’intelligenza umana e artificiale. Oggi dobbiamo impegnarci almeno a rendere operative norme internazionali di controllo e denunciare gli stratagemmi dei mal fattori.
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