Ragion comune

In Media News by Paolo Lutteri

Pub: Media Duemila - Le Postille

Aut: Paolo Lutteri

    „Handle nur nach derjenigen Maxime, durch die du zugleich wollen kannst, dass sie ein allgemeines Gesetz werde.“
Quel groviglio di informazioni, vere e false, e di opinioni, interessanti o sballate, che contraddistingue la nostra epoca è senz’altro il risultato di una democrazia imperfetta. La società umana non è strutturata globalmente, permangono le disuguaglianze. Le interpretazioni della realtà e le suggestioni del futuro divergono. I punti di condivisione sono scarsi. Non ci sono diritti basilari comuni e doveri rispettati per l’educazione, la protezione della salute e dell’ambiente, l’equilibrio del benessere, la distribuzione delle risorse. I problemi sono globali, ma esistono anche nelle situazioni locali, nelle famiglie, nelle comunità di abitazione, di studio e di lavoro e di gestione comune. Nelle liti ci sono sempre almeno un prepotente arrogante, un contestatore irriducibile, molti incompetenti e ignoranti. La plebe subisce.
Non sono esempi di vita democratica, che sarebbe l’obiettivo migliore della civiltà. Se la ragione è un patrimonio comune, le sue procedure operative non sono razionali. Non sono condivisibili perché sono strumentali, di parte. O forse non c’è una ragione comune? Millenni di evoluzione non sono bastati per avviarla?
Sembra che l’accumulo di potere e di ricchezza siano al di sopra del rispetto altrui, delle responsabilità sociali in una comunità che deve condividere un pianeta, tuttosommato piccolo e ormai completamente interconnesso dalla comunicazione.
Comunque, non è che la ragione comune sia un ‘pensiero unico’. Anzi occorrono più pensieri per fare il progresso. E non vorrei che la sintassi del pensiero unico ce la dettasse un algoritmo inventato da un pericoloso grande fratello. Il pensiero unico sopprime ogni dissenso, elimina la critica, omologa linguaggi, nega il pluralismo. Non lasciamolo all’Intelligenza Artificiale.
La ragione comune è una situazione di coscienza collettiva e di responsabilità personale verso la comunità. Senza rispetto non c’è coscienza, e viceversa. La coscienza è una specie di cultura superpartes. Forse non esiste nel regno animale dal quale abbiamo origine. Anche se non è proprio un imperativo, è un elemento associativo dell’evoluzione costruito generazione dopo generazione. La buttiamo via proprio adesso?

 (La dedica è di Immanuel Kant. Sette anni fa alcuni manifestanti ignobili ne imbrattarono il monumento a Kaliningrad)
https://www.media2000.it/ragion-comune/

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