
R: Spettro o genio
Aut: Giulio Pampuro
Nella Sezione Media News di questo sito (https://www.salvettifoundation.eu/wp/media-news/) c’è una lettera dell’8 febbraio 2023 di Paolo Lutteri a Giulio Pampuro di Milano, responsabile economico e finanziario di istituzioni e imprese internazionali. Ecco la risposta del dott. Pampuro.
Caro Paolo,
eccomi! Qualche giorno fa mi è cascato l’occhio su un flash di Repubblica o del Sole che indicava il debito mondiale ad oltre il 400% del PIL mondiale. La cosa ha indotto anche me a qualche riflessione tipo le tue.
Ho cercato stamattina di trovare innanzi tutto conferma del numero e ho trovato di tutto. L’informazione più affidabile (Institute of International Finance) parla di 305 trilioni di dollari nel 2022 pari ad oltre il 300% del PIL mondiale alla stessa data. Sono tutti, comunque, dati apparentemente spaventosi se si fa attenzione specialmente alla dinamica. Ad inizio del XXI secolo il PIL mondiale si attestava a ca. 34 trilioni di dollari ed il debito mondiale a ca. 65 trilioni: il primo è aumentato di 3X, il secondo di 5X. Si è istintivamente portati a dire che la situazione non è sostenibile e la catastrofe è dietro l’angolo.
Io credo di no e provo a spiegarti perché:
1. Lo sviluppo economico degli ultimi 20 anni è stato tumultuoso in varie parti del mondo, portando ad accumulazioni di risparmi privati e pubblici di entità mai vista prima: pensa alle partite correnti della Cina, ai Fondi sovrani dei paesi produttori di petrolio, ai profitti delle imprese tecnologiche USA. Tutto ciò si è riversato sul mondo finanziario che può moltiplicare le risorse avendo obblighi di capitalizzazione relativamente bassi o del tutto assenti. Si sono gonfiati così i debiti pubblici e quelli privati in tutti i settori di attività, dai megaprogetti infrastrutturali ai prestiti agli studenti.
2. La spezzettatura delle catene di produzione portata dalla globalizzazione ha giocato un ruolo molto importante: la maggiore produttività ha consentito che un numero crescente di attori entrassero in scena, richiedendo risorse per finanziare i propri investimenti.
3. La concentrazione della ricchezza (e la crescente marginalizzazione di paesi e cittadini scarsamente produttivi) ha creato strumenti di investimento finanziario accessibili a pochi, non trasparenti, altamente speculativi. Ciò ha comportato la creazione di bolle finanziarie in molti settori (borse con multipli mai visti, immobiliare, credito al consumo, criptovalute etc). Gli attori in questione (società finanziarie e investitori) sono naturalmente portati a “tirare la corda” fin che possono, scaricando poi il rischio su una platea più ampia a cui nel frattempo si è reso possibile l’accesso a queste forme di investimento.
4. Gli investimenti industriali si sono fatti molto più pesanti per finanziare progetti a lunga durata e la cui redditività è misurata da Piani Industriali a lungo termine di difficile misurazione. Pensa alla transizione energetica, alla guida senza conduttore, all’intelligenza artificiale: stiamo immettendo enormi quantità di risorse in progetti i cui ritorni sono incerti.
5. La conclusione di tutto ciò temo sia poco edificante per i governanti del mondo: si ampliano sempre più i divari di reddito e ricchezza, fasce sempre più estese di popolazione da lavoratrici passano ad essere assistite, il potere economico è sempre meno controllato. Esattamente il contrario di un sano sviluppo della democrazia!
6. Questa struttura di potere e di governo è però molto forte ed in grado di non farsi travolgere da “incidenti di percorso”: avremo fallimenti controllati di imprese/interi settori economici, scoppio (ma sempre controllato) di bolle finanziarie che per qualche anno mitigheranno il rapporto tra debito e PIL, per poi, però continuare a crescere. Anche le guerre e le conseguenti ricostruzioni contribuiranno a mantenere in piedi un modello ormai rodato. Mancano alternative ideologiche credibili per spezzare il cerchio e, per i sacrificati di oggi c’è una sola via d’uscita: cercare a tutti i costi di passare dall’altra parte della barricata. Cinico, certo, ma probabilmente anche vero.
Sempre disponibile ad un confronto e con piacere. A presto.
