Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile – Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050

In Report 2026 by Paolo Lutteri

Pub: Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) (Testo italiano, 164 pagine)

Aut: Flavio Natale

Il Rapporto di Primavera dell’ASviS, presentato il 6 maggio a Milano, analizza i progressi e le incertezze del quadro legislativo italiano e degli investimenti sullo sviluppo sostenibile, oltre a ripercorrere i principali rischi per l’attuazione dell’Agenda 2030 e del Patto sul futuro a livello globale. Presenta, inoltre, gli scenari futuri per l’Italia, con politiche a confronto, grazie alla collaborazione con la Fondazione centro euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). Il Rapporto si chiude con un insieme articolato di proposte per portare il nostro Paese su un sentiero di sviluppo sostenibile.
L’Italia mancherà molti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) di natura economica, sociale, ambientale e istituzionale che si era impegnata a raggiungere entro il 2030. Il motivo è semplice: carenza di politiche pubbliche orientate alla sostenibilità. Una condizione che potrebbe influenzare anche il nostro futuro, se non fosse che gli scenari al 2050 mostrano come politiche coraggiose e coordinate di decarbonizzazione e innovazione, unite a un deciso investimento nell’occupazione giovanile e femminile e in educazione e formazione, potrebbero cambiare le carte in tavola.
Le previsioni elaborate da Prometeia e dall’ASviS indicano che solo 11 obiettivi quantitativi analizzati su 38 sono raggiungibili entro il 2030. Ad esempio, il tasso di occupazione è previsto al 71,2% (contro un target del 78%), la quota di energia da rinnovabili al 29,4% (contro il 42,5% del RePower Eu), il rapporto occupazionale di genere al 77,1% (contro il 90% previsto dal Pilastro europeo dei diritti sociali). Persistono poi forti disuguaglianze di genere: il 71,3% di chi lavora e riceve una bassa retribuzione in Italia è donna, mentre il tasso di occupazione femminile è al 57,4%, 20 punti sotto il target europeo.
E a preoccuparsi del mancato raggiungimento di questi traguardi sono soprattutto i cittadini e le cittadine. Mentre il 90% degli studenti e delle famiglie, nonché l’85% del mondo del business, ritiene “importanti” o “molto importanti” i 17 SDGs, la politica continua a guardare altrove, schiacciata tra crisi energetiche, instabilità geopolitica e carenza di visioni a lungo termine. E la sostenibilità, invece di essere considerata non solo l’unica soluzione possibile ma anche economicamente migliore (come vedremo tra poco), è sotto attacco da una parte della società restia a modificare l’assetto economico e politico esistente.
“La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa”, ha commentato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. “Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”.
La sostenibilità conviene.
I dati contenuti nel Rapporto indicano infatti che la sostenibilità conviene anche dal punto di vista economico. L’Istat mostra che, nel settore agricolo, le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono maggiormente a utilizzare pratiche biologiche. Le imprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano un differenziale di crescita pari a oltre il 16% rispetto a quelle poco impegnate su questo tema, con valori più alti nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, in quelle del tessile, abbigliamento e calzature e della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici.
I dati prodotti dall’Istituto Tagliacarne e inclusi nel Rapporto rivelano numeri ancora più incisivi. Tra il 2017 e il 2024 i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-Esg (ovvero quelle che utilizzano i criteri sostenibili “Environmental, social, governance”), contro il 55% delle Low-Esg. Per quanto riguarda l’occupazione dipendente si parla di un aumento del 40% contro il 28%, mentre gli investimenti materiali e immateriali registrano una crescita del 29% e 167%, contro le imprese Low-Esg che si fermano rispettivamente al 27% e 97%.
Cosa fare, quindi? Per l’ASviS, serve prima di tutto un disegno unitario delle politiche. Da questo punto di vista, gli impegni previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione per il nostro Paese: la Voluntary national review (Vnr) che l’Italia presenterà all’Onu a luglio deve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e rappresentare la base per la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile prevista a fine anno.
La nuova Strategia deve poi condurre a predisporre entro maggio 2027 quel Piano di accelerazione trasformativa che l’Italia si è impegnata a realizzare per colmare i tanti gap rispetto agli SDGs, per poi, a settembre 2027 dopo le elezioni politiche, preparare il nuovo Piano strutturale di bilancio (Psb) previsto dalle regole fiscali europee, anche alla luce del Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034 che nel frattempo sarà stato definito.
Il messaggio che emerge dal Rapporto, dunque, è chiaro: bisogna cambiare le politiche e i comportamenti, anche sul piano economico (tanto più nel mondo instabile in cui viviamo), per assicurare alla generazione presente e a quelle future un benessere più equo e sostenibile.
https://asvis.it/public/asvis2/files/2026/Rapporto_Primavera_2026_WEB.pdf

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