Velocità digitale

In Media News by Paolo Lutteri

Pub: Media Duemila - Le Postille

Aut: Paolo Lutteri

Le nuove strategie del potere mondiale, sviluppate dagli affari delle multinazionali e dall’arroganza di certi leader, passano soprattutto attraverso l’informazione digitalizzata.
Siamo nell’era della velocità sfrenata. I futuristi d’inizio Novecento lo avevano previsto. Non si tratta di km/h, ma di T/s (Token/secondo), ovvero il numero di ‘pezzi di parola’ che il motore di Intelligenza artificiale (AI) genera in un secondo.

Faccio qui un inciso semplificato di un processo complesso, scusandomi con i lettori per la terminologia.
Quando poniamo domande all’AI, di solito il motore interpellato genera da 30 a 100 token al secondo (e anche oltre), la lettura è quasi istantanea e viene elaborata tramite trasformazioni matriciali su tutta la sequenza. Il tempo di avvio della risposta è inferiore a 1 secondo. Approfondimento e calcoli numerici digitali sono molto più veloci: i supercomputer lavorano a milioni di miliardi di operazioni al secondo. I chip di un dispositivo d’uso quotidiano (computer o smartphone) sviluppano 40-50 TeraFlops (40-50mila miliardi di operazioni al secondo). Di solito le risposte a un testo semplice di un centinaio di pagine arrivano entro una decina di secondi. La generazione di un’immagine usa un modello di diffusione che parte da un ‘rumore’ in uno ‘spazio latente’ e lo raffina iterativamente; ci vogliono almeno 2 secondi.
I modelli linguistici (LLM) funzionano memorizzando ‘configurazioni’ sotto forma di pesi statistici acquisiti durante l’addestramento. Generano una risposta organizzata, token per token, basandosi su probabilità matematiche e riconoscendo schemi e collegamenti tra le parole. Se l’AI è collegata a un sistema esterno o al web allora viene effettuata una ricerca prioritaria, i cui frammenti rilevanti vengono rielaborati e sintetizzati. Il significato semantico sta nei vettori di dati (stringhe e matrici di numeri) che raccolgono i concetti all’interno di uno spazio multi-dimensionale per ‘vicinanza vettoriale’ di significato (es: casa-appartamento) e relazioni statistiche apprese sull’argomento. Gli abbinamenti significativi sono il nucleo delle risposte dell’AI. I database vettoriali, di vario tipo e funzione, usati principalmente nelle applicazioni aziendali, nella memoria a lungo termine degli agenti AI o nei sistemi di ricerca (RAG), sono determinanti ma non risiedono nel modello di linguaggio. Tutto sommato i tempi di risposta semantica sono quasi immediati. Più lenti se richiedono equazioni matematiche da scoprire. La parte più lenta del processo è la visualizzazione della risposta non l’elaborazione interna.

Ciò premesso, l’elemento vincente delle macchine è la velocità. L’utente comune ne è strabiliato, affascinato e magari dimentica un controllo sull’affidabilità o una riflessione critica sui dati. Le regole e il loro rispetto (leggi, diritti, doveri, etica, valori sociali) arrivano dopo che i buoi sono scappati, perché non c’era recinto, mancava il responsabile, se c’era non aveva la patente, mancava il controllore, se c’era era compromesso col sistema.
Insomma, le big tech vivono sui tempi di azione, Usa e Cina competono sulla celerità tecnologica. La coscienza agisce alla velocità dei numeri, senza riflessioni morali che richiederebbero un tempo di elaborazione, dubbio e giudizio umano.
Riflessioni morali? Sono forse freni allo sviluppo economico e tecnologico? Ostacoli al potere politico? Sì, se si oppongono alla libertà e alla discussione democratica.
Qualcuno dice che bisogna rallentare, sarà vero o è una mossa di marketing? La cultura della sicurezza è solo un meccanismo di controllo del proprio potere?
https://www.media2000.it/velocita-digitale/

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